Largo alla Teppa!

Il gran giorno è arrivato! Godiamoci il festival e chi non viene… E’ un turista tedesco!

 

 

 

Di per sè, un festival dedicato alle resistenze metropolitane e organizzato a “La Sapienza”, a ridosso dell’anniversario della Liberazione dal nazi-fascismo, non avrebbe bisogno di ulteriori compendi o legittimazioni.

Invece, i fatti accaduti negli ultimi tempi, dalle misure cautelari applicate ai danni di tredici antifascisti per  la mobilitazione contro Casapound dello scorso 21 Maggio,  all’approvazione definitiva di un decreto liberticida  che in nome dell’ideologia del decoro comprime come mai prima d’ora nel dopoguerra le garanzie democratiche e criminalizza tout-court il dissenso al nuovo corso neo-liberista, passando allo squallido teatrino milanese  con l’autorizzazione a un corteo in memoria dei repubblichini proprio il 25Aprile e il “kit dei partigiani dell’UE” promosso dal PD locale, sovraccaricano di significati anche lo stesso festival e lo rendono ancora più di vitale importanza.

Antonio Gramsci diceva che la storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa. Così, per quanto possa davvero sembrare farsesco il deja-vu a cui stiamo assistendo, non di meno assume dei contorni tragici: dal ddl Minniti già menzionato a quel sentimento di astio e risentimento verso i diversi e specificatamente nei confronti degli immigrati che nei casi più estremi si trasforma in veri e propri pogrom.

Tutto ciò la dice lunga su quale sia il disegno prestabilito delle classi dominanti: tagliare drasticamente il welfare-state e tutte le conquiste sociale dell’ultimo mezzo secolo, per aumentare la competività e migliorare la produttività ci dicono loro, per creare un esercito di schiavi ricattabili diciamo noi che questa ristrutturazione sociale la viviamo sulla nostra pelle e percepiamo chiaramente come il capitale si stia muovendo per riuscirci. Infatti, quello di depauperare le nostre periferie lasciandole in preda a una disperazione nichilista e  consegnargli un nemico contro cui sfogare le proprie frustrazioni, in modo da distrarre le masse e non fargli rendere conto che per combattere il vero nemico bisogna guardare verso l’alto e non chi sta peggio di noi, è molto più di un progetto in nuce e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Infatti, quel crescente populismo interpretabile come un risentimento impolitico di chi si ritrova tagliato fuori dai cicli di produzione e dal sempre più paventato, ma inarrivabile benessere della civiltà neo-liberista, grazie a sollecitazioni strumentali, assume i tratti di un risentimento diffuso, ma allo steso tempo confuso e si accompagna a un razzismo, sempre meno strisciante che adesso esce allo scoperto in tutte le sue aberrazioni. Quello che fino a qualche anno fa, qualcuno di chiaro stampo xenofobo si vergognava a dire anche nei bar, adesso lo grida e riscuote consensi, anche per via della nostra difficoltà a saper trovare nuove forme di militanza e mobilitazione in un moemnto in cui un grande ciclo si sta esaurendo, ma il nuovo deve ancora prendere forma.

Ma proprio perchè questa storia si sta ripetendo e nella sua prima “esibizione” c’è stata la dimostrazione che per quanto possa apparire invulnerabile, anche il nemico più forte può essere sconfitto, chi questi quartieri popolari li vive e li attraversa quotidianamente, è chiamato a organizzare gli anticorpi all’avanzata del razzismo. E’ da qui che nasce la necessità di unire il maggior numero possibili di esperienze affini, nei contesti più differenti tra essi a seconda delle esigenze egli stessi territori: dalla battaglia contro gli sfratti alla socialità veicolata allo sport popolare, dall’aggregazione per tutte le fasce d’età alla valorizzazione di nuove forme di militanza; dalle case editrici indipendenti alle serigrafie ribelli e a tutte le forme di promozione e resistenza culturali non assoggettate alle logiche del mercato; tutte esperienze che pur nella loro diversità hanno un comune denominatore: quella  Teppa, autentico spauracchio non solo di ben pensanti e approfittatori, ma anche di quegli ignavi che preferiscono passare la propria vita a testa bassa senza porre opposizione e di chi, pur dichiarandosi vicino, non riesce ad assoggettarla alle proprie logiche. Una Teppa che non esita a sporcarsi le mani e a ridisegnare e rendere migliori quei quartieri nei quali vive e allo stesso tempo non è afflitta dall’esigenza di dover piacere a tutti i costi alla controparte, anzi proprio nel conflitto e nella differenza di classe trae la sua linfa e i propri riferimenti culturali, com’è stato enunciato nel manifesto programmatico del festival e il fatto che tanti artisti anche di fama internazionale abbiano sposato questo progetto alcuni di loro, come gli Arpioni e i Contromano, riunendosi per l’occasione dopo anni di inattività è una garanzia sulla bontà di un progetto che di certo non si esaurirà alla fine della due giorni, ma continuerà a presidiare i nostri spazi di agibilità sociale e politica anche nei tempi a venire.
Dalla mattina del 20 Aprile, fino alla tarda notte del giorno successivo quindi, largo alla Teppa e non volendo rubare ulteriore tempo con le parole, di seguito ecco il programma a un evento a cui non mancare assolutamente… E chi non viene è un turista tedesco!
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Un pensiero su “Largo alla Teppa!

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