Quel preciso istante che ci proietta nel futuro!

Ritornano gli appuntamenti del giovedi sera, questa volta con un libro che racchiude al suo interno tanti spunti sull’innovazione tecnica che fino a pochi anni sembravano a dir poco inimmaginabili

 

 

Giovedì 6 Aprile a Spin Time Labs verrà presentato “In quel preciso istante” un photo-book realizzato dal freelance argentino Guillermo Luna ed editato da Edizione “Il Galeone”, secondo libro della collana fotografica “Avvistamenti”.

Il libro è incentrato su un viaggio del fotoreporter di qualche anno addietro nel Wajir, una regione estremamente povera del Kenia a soli 90 km dal confine con la Somalia e purtroppo ancora in preda a scontri di natura tribale e confessionali, a riprova, infatti poco più di due mesi dopo la fine del suo viaggio, avvenne la tristemente nota “strage delle due chiese” che causò 17 morti e 50 feriti; ma che lo porterà anche a muoversi verso il punto opposto del paese, percorrendo circa 800 chilometri.

Il reportage ci accompagna per mano nei villaggi della regione riuscendoci a restituire un affresco seppure parziale di quella che è la vita quotidiana in questa regione dove le situazioni ai limiti sono all’ordine del giorno, dalla malnutrizione diffusa alla mancanza di ospedali e altre infrastrutture di prima necessità, ma dagli scatti di Guillermo si evince come si cerchi di affrontare il tutto senza perdere l’umanità.

Ma probabilmente quello che rende veramente unico questo libro nel panorama editoriale italiano è l’utilizzo, per la prima volta su un libro della “realtà aumentata”, ( grazie a un’applicazione che si chiama Aurasama, per saperne di più clicca qui) grazie a una Go-Pro in dotazione all’argentino;  un metodo innovativo destinato a rivoluzionare non solo il nostro rapporto con la fotografia ed a quella che diventerà la sua metavisione, ma addirittura il nostro approccio alla multimedialità. Infatti non ci si limità a “quel preciso istante” della fotografia che isolato dal proprio contesto può essere interpretato in molteplici maniere diverse da ogni singolo osservatore, ma in base allo stesso principio utilizzato anche nei musei e nei siti di interesse, quali ad esempio la Domus Area si propone di restituirci, attraverso l’immortalamento dei momenti precedenti e successivi allo scatto della foto, le sensazioni del fotografo facendoci entrare in empatia.

Probabilmente è proprio questa (oltre che l’indiscutibile qualità delle foto) la grande forza di questo lavoro: avere avuto il coraggiodi  parlare di un contesto oggettivamente arretrato con delle tecniche d’avanguardia che, con ogni probabilità, verranno assimilate dal grande publlico con calma e non nell’immediatezza e che ci proietteranno in un futuro che potrebbe davvero cambiare il nostro rapporto coi libri, l’editoria e la cultura!

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