Beat e Millenials, generazioni precarie a confronto.

Immersi nella precarietà dei nostri tempi, la ricerca di un paragone con quella che fu molto più di una semplice generazione salita alla ribalta, genera suggestioni, speranze e rimpianti per quello che era allora, ma non adesso.

 

Fu Jack Kerouac, autore di On the Road, a coniare per primo il termine Beat Generation. Il Beat è l’abbattuto, lo sconfitto, l’uomo schiacciato dal suo tempo. Quale altro nome avrebbe potuto definire meglio la generazione di giovani subalterni dell’America del dopoguerra? Ma la parola ‘’beat’’ non indica solo la condizione di subalternità dei giovani del tempo ma anche uno stato di beatitudine, un’attitudine positiva nei confronti del mondo, in qualche modo l’entusiasmo e l’energia, la voglia di farsi ascoltare. La Beat Generation trovò insomma a suo modo le parole e le narrazioni giuste per esprimere la situazione politica e sociale dell’America degli anni ‘50, ma anche la necessità collettiva ed individuale di riscatto, il rifiuto di ogni conformismo.

‘’…everything is going to the beat – It’s the beat generation, its béat, it’s the beat to keep, it’s the beat of the heart, it’s being beat and down in the world’’ (Jack Kerouac, Desolation Angels’’)

La precarietà trova spazio e si esprime attraverso l’arte, la letteratura, abitudini di vita fuori dal comune. I Beat fuoriescono dal selciato, invadono spazi mai percorsi, creano sentieri, guidati da rabbia e allo stesso tempo da entusiasmo. Se da una parte infatti questi sono gli abbattuti, gli uomini schiacciati dalla vita, d’altra parte essi sono gli inventori di un modo di essere alternativo, di un nuovo paradigma. Le narrazioni dei Beat sono l’espressione di un’esigenza e un malcontento sociale comuni, sono narrazioni nelle quali non è difficile immedesimarsi. Continua a leggere

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Largo alla Teppa!

Il gran giorno è arrivato! Godiamoci il festival e chi non viene… E’ un turista tedesco!

 

 

 

Di per sè, un festival dedicato alle resistenze metropolitane e organizzato a “La Sapienza”, a ridosso dell’anniversario della Liberazione dal nazi-fascismo, non avrebbe bisogno di ulteriori compendi o legittimazioni.

Invece, i fatti accaduti negli ultimi tempi, dalle misure cautelari applicate ai danni di tredici antifascisti per  la mobilitazione contro Casapound dello scorso 21 Maggio,  all’approvazione definitiva di un decreto liberticida  che in nome dell’ideologia del decoro comprime come mai prima d’ora nel dopoguerra le garanzie democratiche e criminalizza tout-court il dissenso al nuovo corso neo-liberista, passando allo squallido teatrino milanese  con l’autorizzazione a un corteo in memoria dei repubblichini proprio il 25Aprile e il “kit dei partigiani dell’UE” promosso dal PD locale, sovraccaricano di significati anche lo stesso festival e lo rendono ancora più di vitale importanza. Continua a leggere

Quel preciso istante che ci proietta nel futuro!

Ritornano gli appuntamenti del giovedi sera, questa volta con un libro che racchiude al suo interno tanti spunti sull’innovazione tecnica che fino a pochi anni sembravano a dir poco inimmaginabili

 

 

Giovedì 6 Aprile a Spin Time Labs verrà presentato “In quel preciso istante” un photo-book realizzato dal freelance argentino Guillermo Luna ed editato da Edizione “Il Galeone”, secondo libro della collana fotografica “Avvistamenti”.

Il libro è incentrato su un viaggio del fotoreporter di qualche anno addietro nel Wajir, una regione estremamente povera del Kenia a soli 90 km dal confine con la Somalia e purtroppo ancora in preda a scontri di natura tribale e confessionali, a riprova, infatti poco più di due mesi dopo la fine del suo viaggio, avvenne la tristemente nota “strage delle due chiese” che causò 17 morti e 50 feriti; ma che lo porterà anche a muoversi verso il punto opposto del paese, percorrendo circa 800 chilometri. Continua a leggere