Una vita per il Foggia, il Foggia per tutta la vita…

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Dopo la prima pubblicazione autoprodotta, Edizioni “Il Galeone” ripubblica il testo di esordio di Francesco Berlingeri; una lettura leggera, ma allo stesso tempo esaustiva sugli usi e costumi di una terra e del suo grande amore: il Foggia!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono poche le cose in grado di scandire l’incedere del tempo in quella provincia italiana del mezzogiorno, in cui tutto sembra così irrimediabilmente fermo, sospeso a metà strada tra un gattopardismo di lampedusiana memoria  e l’età aurea della nostra preadolescenza, come l’andamento della propria squadra di calcio.

Ancor di più, se la squadra in questione è stata autrice di un vero e proprio manifesto programmatico del calcio-spettacolo dei primi anni ’90, in piena golden-age del calcio italico, come il Foggia di Zemanlandia, di Signori e Baiano, di  Rambaudi e Shalimov, ma anche di gregari come i vari Codispoti e De Vincenzo, giusto per citarne un paio di coloro che hanno avuto la fortuna di partecipare a quel vero e proprio miracolo di provincia, sfuggendo così all’oblio a cui questo tipo di giocatori sarebbero stati destinati se avessero svolto la medesima carriera in un’altra qualsiasi “provinciale” dei primi anni’90.

Il grosso merito dell’opera di Francesco Berlingeri, a.k.a. Lobanowski2, sicuramente una delle penne più taglienti e non convenzionali di questa nuova generazione di scrittori provenienti dal mondo delle curve,  è quello di aver strutturato un romanzo che, pur non essendo “veloce”, riesce ad appassionare il lettore, grazie a quegli aneddoti sul Foggia, che sicuramente ai più saranno sconosciuti (avreste mai detto che i “satanelli” sfidarono il Real Madrid per un “debito di riconoscenza” del presidente delle merengues nei confronti di quello pugliese e, successivamente, addirittura l’Unione Sovietica?), con gli interminabili tornei di subbuteo, rigorosamente in solitario, ultime autentiche testimonianze di un’epoca in cui la fantasia era insita in ogni ragazzino e non delegata alle consolle di videogiochi.

Un bel libro strutturato in racconti all’apparenza scollegati tra loro, in cui pagina dopo pagina, ogni storia sembra contenere un messaggio implicito su temi ben più grandi: partendo dal bisogno di andare controcorrente, tipico di ogni adolescente, e che nel libro raggiunge l’apoteosi nella scelta dell’autore di dichiararsi tifoso del Leicester (quando nessuno poteva minimamente immaginare l’impresa delle “foxes” di quest’anno), per opporsi a chi tifava gli squadroni d’oltremanica così come faceva con quelli italiani e che, di seguito passa  per i classici pranzi domenicali specchio della famiglia dal retaggio “semi-patriarcale”, tipici della tradizione del Mezzogiorno, i quali dovevano inevitabilmente fare i conti con gli orari delle gare casalinghe del Foggia, dalle sconfitte più inaspettate, come quando ormai si pregustava una memorabile trasferta a Wembley per la finale del torneo Anglo-italiano, o la vittoria della Mitropa Cup, accolte con quella consapevole rassegnazione di chi sa che il proprio destino calcistico incarna meglio di tante altre cose il “mai una gioia life-style”. Ma anche di una divisione del mondo, sempre vista attraverso le vicende calcistiche dei rossoneri pugliesi, tra gli inguaribili ottimisti, come lo zio dell’autore, capaci di invocare rigori improbabili e chi, di contro, invece è irrimediabilmente pessimista come il padre e si aspetta invece  che anche dietro l’ultima curva possa celarsi la grande delusione; se a ciò si aggiunge che a fungere da arbitro della contesa sarà lo stesso Lobanowski2 alla tenera età di dodici anni, non può che uscirne fuori un simpatico affresco  di vita quotidiana, reso ancora più ammaliante dalle battute in stretto dialetto foggiano.

Uno dei meriti di questo volume, è che pur affrontando in vari momenti l’attitudine ultras senza snocciolare sermoni triti e ritriti sulla fantomatica “mentalità”, l’opera di Berlingeri spiega meglio di mille e mille trattati sociologici come ci si possa innamorare sin da piccoli di una squadra di calcio e giurarle amore eterno a tal punto da seguirla in pieno Agosto nella parte opposta dello stivale, nel caso specifico Trieste, per un’ (apparentemente) inutile trasferta di Coppa Italia dall’eliminazione già annunciata e poco importa se dopo aver toccato il cielo con un dito, si risprofondi nell’inferno dell’anonimato da cui era cominciato il racconto.

Inoltre, con l’aggiunta di ulteriori sei capitoli rispetto alla prima stampa originale, l’autore non si esime dal prendere posizioni scomode sui temi più scottanti che attanagliano il movimento ultras contemporaneo e che lo stanno mettendo alla frusta (probabilmente per via dell’approccio eccessivamente conformistico con cui quest’ultimo, nella stragrande maggioranza dei casi, affronta queste faccende…), quali ad esempio la tessera del tifoso e il ricambio generazionale.

Una lettura quindi, a dir poco consigliata, che si può sostenere tranquillamente sotto l’ombrellone mentre si ricaricano le batterie in attesa della nuova stagione  e delle prossime trasferte, tanto per la leggerezza con cui si affrontano vari temi, facendo un tuffo nella nostalgia di un’epoca e di un calcio che non c’è più, quanto perchè è sempre più difficile leggere di argomenti simili senza incappare nella mera autocelebrazione che, il più delle volte, oltre a essere gratuita, è anche controproducente.

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