Rime dalle barricate

mccaserio

Nel momento di massima diffusione nazionale dell’hip hop mainstream, un progetto totalmente autoprodotto è riuscito a riunire molti di quei rapper che uniscono la musica alla lotta quotidiana contro i soprusi e gli abusi di potere. Per saperne di più e supportare nel nostro piccolo questo progetto abbiamo deciso di dare voce a Lele voce e producer del progetto emsiCaserio.

BdT: Come ti è venuto in mente questo progetto?

MC: “Sai che durante la lavorazione mi son chiesto anche io come mi è venuto in mente?!?

Scherzi a parte… E’ nato tutto dai molti beats iniziati e poi non continuati che avevo sul pc, alcuni dei quali sarebbe stato un peccato
non terminare e non metterci sopra del rap. L’intenzione è stata quella di riunire in questo mixtape buona parte delle persone con cui abbiamo diviso il palco in questi quasi 4 anni di progetto emsi Caserio, ma soprattutto con cui abbiamo condiviso momenti, pensieri, situazioni e sentimenti inerenti a battaglie quotidiane portate avanti nei rispettivi territori. Insomma, un mixtape di musica rap fatta da rapper militanti”.

BdT: Qual è stata la risposta dei rapper contattati?

MC: “Ho gestito personalmente i contatti con tutt* e non ti nascondo sia stato un bello sbattone. Ho contattato più di 30 persone e dopo le conferme è seguita l’assegnazione dei beats. Ogni beat è stato pensato appositamente per l’mc a cui l’ho mandato, ma inevitabilmente ci sono state varie modifiche e cambiamenti all’ultimo momento. Mi dispiace per chi non è riuscito ad esserci, ma sono contentissimo per tutti quelli che invece ce l’hanno fatta. E’ un progetto nato più di un anno fa, con i primi contatti, ma resosi più concreto negli ultimi mesi, e con i mezzi a disposizione e gli impegni individuali, posso dire che la risposta è stata più che buona”.

BdT: Qual è lo stato di salute della scena hip hop militante e di quello italiano in generale?

MC: “Non so bene cosa risponderti a queste domande. Underground non vuole per forza dire militante, e militante non vuol per forza dire underground. In tv e nelle radio il rap è ormai una costante. Qualche anno fa si criticava chi, a modo suo, cercava di campare facendo rap.      Oggi a volte mi capita di sentire chi cercava di camparci che critica chi, seppure in maniera più o meno squallida, ci campa. Penso che militante o meno, l’importante sia che arrivi da dentro, e non imposto e spinto da standard, dogmi, luoghi comuni, costumi o mode.                                      Ma le mode così come appaiono scompaiono. In Italia tuttavia penso che visto l’attuale interesse per le canzoni rap, e visti i pregressi letterari e poetici del bel paese, il rap rappresenterà una costante della musica popolare per qualche anno”

BdT: Pensate che esista ancora quel rapporto diretto tra l’hip hop e i centri sociali?

MC: “Penso di si e spero continui. Purtroppo il culto dell’immagine, dell’adulazione, è radicato, e talvolta comprensibile. Ci saranno serate dove si è in 4 ed altre dove si è in 300. Chi vuole farlo deve continuare a farlo, impegnandosi, ma deve soprattutto avere gli spazi in cui farlo. I centri sociali sono senza dubbio il posto dove dev’essere concesso questo spazio. Perchè se non viene concesso non ci si può poi chiedere perchè il rap
non va più nei centri sociali. Ma per fortuna ci sono molti esempi di come il rap sia parte integrante degli spazi autogestiti! Per questo ringrazio il circuito rap militante internazionale e tutti i laboratori di rap e hip hop autogestiti.

BdT: Pensi che restare fedeli ai propri ideali e propagare certi messaggi sia impossibile nel mainstream?

MC: “No, penso che il mainstream certe cose cercherà sempre di tenerle nascoste, ma con le attuali tecnologie e le giuste sonorità si può riuscire a fare ottime cose raggiungendo molte persone. Bisogna “solo” esserne capaci e avere i mezzi! Ci sono compagn* che fanno concerti da centinaia di persone. Inoltre bisogna pensare che all’industria discografica interessa principalmente far soldi, e questo per quanto possibile, va sfruttato.     Logico, se penso all’andamento delle mode e alla velocità con cui cambiano, so che tra qualche anno rimarrà la gente che lo faceva prima che diventasse popolare, ed alcuni di questi paradossalmente, con ideali magari diversi dai miei, sono o sono stati nel mainstream già da prima, ma alcuni altri, e secondo me sono di più che ai miei tempi, continueranno dalle nuove leve a fare rap dal basso, per divertirsi, per emanciparsi, per riscattarsi.
Senza per forza puntare, per fortuna, ad essere come il rapper da Talent show, che va a suonare nei posti dove anche se avessimo i soldi manco ci farebbero entrare.”

BdT: Il progetto è stato finanziato grazie a un crowfounding. Com’è andata quest’esperienza e quanto essa è fondamentale al giorno d’oggi per promuovere l’arte indipendente?

MC: “Mi cimento in produzioni hiphop e rap si può dire da 15 anni. Ho stampato “seriamente” per la prima volta un cd con il progetto emsi Caserio, nel Gennaio 2014, e questo fu possibile tramite crowdfunding sul sito produzioni dal basso. Anche la stampa di questo mixtape è stata
finanziata sullo stesso sito. Non ci sarebbe stato possibile stamparli in altra maniera. E’ un metodo difficile, bisogna chiedere di pagare in anticipo un cd (o altro) che ti arriva magari dopo 2 mesi, infatti il riscontro non è stato enorme, ma ci ha comunque permesso di stampare questo progetto su supporto rigido. Cosa che a mio avviso avvalora l’intero progetto, rendendolo palpabile, e appunto, reale. Non è facile riuscire in una campagna di raccolta fondi e non sono certo in grado di dare consigli su come portarla avanti. Si tratta di piccole cifre e piccole tirature, con la speranza, come il primo cd, di mandarlo in ristampa. Sicuramente il crowdfunding può funzionare e al di la del dispiacere, non vedo altri risvolti negativi nel caso in cui vada male. C’è da dire che il nostro non è partito come un progetto atto a farci i soldi, e non lo è nemmeno diventato. Tornando alla domanda, si, il crowdfunding è un buon mezzo per promuovere la propria arte, non fondamentale, ma può fornire più mezzi di quelli che si hanno.”mcc2

Chi ti ha supportato attivamente nella realizzazione di questo mixtape?

MC: “Ci hanno supportato prima di tutto le persone che hanno finanziato tramite la raccolta fondi la stampa del cd.

Non per una questione economica, ma di supporto vero e proprio. E’ un progetto ambizioso, grosso, sicuramente non a livelli professionali, ma che sarebbe stato un peccato non stampare e non poterlo far passare di mano in mano. Poi ci ha supportato chiunque ne ha parlato, ha pubblicizzato, spinto, e contribuito in ogni maniera possibile. Nessuno è obbligato a far nulla, e tenendolo presente, fa ancora più piacere quando il supporto arriva. Il quadro “Mixtape from the barricades” di Aladin Hussain Al Baraduni che compare in copertina, con il
lavoro grafico di Inzu, sono stati un contributo fondamentale, che avvalora il tutto, oltre ovviamente all’impegno di tutti i rappers presenti, che
rappresentano la vera voce, il messaggio, di questo mixtape.”

BdT: Avete altri progetti in cantiere?

MC: “Sicuramente Barricate Produzioni continuerà ad essere presente con la Distro ad eventi, ogni qual volta possibile, diffondendo materiale militante, dalla musica ai libri, dalle bandiere alle magliette, dagli adesivi alle spillette e molto altro. Da qualche mese il progetto emsi Caserio è in stand-by, senza live ne nuove canzoni in programma, per questioni personali e di evoluzione individuale. In progetto c’è la produzione del disco di uno degli artisti presenti nel mixtape, ma per ora è prematuro parlarne.”

BDT: Cosa consiglieresti a un giovane che nel 2016 si sta affacciando alla scena hip hop?

MC: “Io mi affacciai alla scena hip hop tramite alcuni amici più grandi che ballavano electro boogie e breakdance. La mia idea di rap è comunque maturata all’interno di un centro sociale occupato, dove ho avuto la possibilità di accedere a musiche e mondi che altrimenti non avrei conosciuto. Per me il rap è da sempre l’espressione del proprio stato d’animo e sociale. È un mezzo con cui esprimersi senza bisogno di grossi investimenti. Sicuramente a chi dell’hip hop ha scelto la disciplina del djing consiglierei di ascoltare tantissima musica e imparare a mettere a tempo due dischi analogicamente, al di là del genere, io imparai con dei dischi tecno, con cui è più facile. Poi dopo usi il digitale e fai tutto quello che vuoi. Per chi ha scelto di ballare non saprei cosa consigliare, per strada è più bello, ma come tutto il resto, in un contesto di nero show fine a se stesso, perde il suo senso. Per chi sceglie il writing consiglio prima di tutto di fare attenzione, a me m’hanno beccato a 14 anni a scrivere su un muro ed ebbi un po di rotture di coglioni, pero considero il writing una delle espressioni più belle e significative di questa cultura. Per chi invece vuole fare rap, oggi, consiglierei di ascoltare tanta musica al di fuori del rap, ma soprattutto di “studiare” un po di storia del rap in italiano. Comunque prima di ogni cosa, a chi vuole affacciarsi alla cultura hip hop, consiglio di frequentare un centro sociale, di farlo all’interno di spazi autogestiti, per divertirsi o meglio, per spingere sensazioni e battaglie comuni. Dalle grandi città a quelle piu piccole, consiglio di far essere l’hiphop motivo di unione, e non di divisione ed egocentrismo”

BdT: E’ il momento dei saluti e delle parole a ruota libera.

MC: “Vi ringrazio dello spazio, sono contento di aver potuto sottolineare alcuni aspetti su cui di solito preferisco non soffermarmi, ma che hanno in parte spinto la produzione di questo mixtape. Purtroppo non ci saranno praticamente più copie fisiche da vendere al di fuori di quelle già vendute nella raccolta fondi, ma sarà possibile acquistarlo online in formato digitale, e speriamo prima o poi di poterlo ristampare!
Per restare informati su ciò che facciamo si può seguire le pagine facebook EMSI CASERIO , BARRICATE PROD e MIXTAPE FROM THE BARRICADES oppure i siti emsicaserio.noblogs.org e emsicaserio.bandcamp.com

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