Degage all’assalto del cielo [Pt.1]

degagesgom

Di seguito la prima puntata della versione integrale del racconto uscito per l’edizione di Marzo-Aprile 2016 di LASPRO ( Numero 35) presentato ieri sera a BAM.

*La crudele ironia della sorte, ha voluto che il giorno della pubblicazione di un racconto su uno spazio sociale e abitativo sgomberato, coincida con lo sgombero di un altro spazio con le medesime funzioni, il Social Log di Bologna. Ai compagni e alle compagne bolognesi il massimo della solidarietà e della complicità, sicuro che daranno il loro contributo nell’assalto al cielo, che già sabato prossimo a Roma, come a Bologna, vedrà le prima prove generali con dei cortei cittadini a difesa delle occupazioni e del loro patrimonio umano e simbolico. Buona lettura. 

 

 

 

Roma, Agosto 2015. In quel momento in cui è ancora troppo presto per definirlo giorno e troppo tardi per definirla notte, uno di quei frangenti di incertezza, quasi di interregno che tanto calzano a pennello a questa città, veniva calata una vistosa mano di cerone dalle tonalità poliziesche per coprire quello che per due anni e mezzo è stato un vistosissimo occhio nero nel volto rifatto della “Roma bene”. Con una quantità spropositata di elementi, le forze dell’ordine sgomberano Degage, una delle più interessanti esperienze di riappropriazione sociale ed esistenziale della capitale e non solo. Ha il via così l’età della restaurazione da parte dei poteri forti, decisi a punire oltre ogni limite chi in questi ultimi anni non ha voluto chinare la testa.

Sempre a Roma, ma qualche chilometro più in… là:

” VOOOOOOM VOOOOO-OOOOM VOOOOOO-OOOO-OOOOOM!”

«Uff, finalmente ho finito, ma che fatica! ‘Sto cancello del Pantheon non ne voleva sapere di sistemarsi, per fortuna che con quest’ultima invenzione ci metto molto di meno a smontare e rimontare i portoni, che di questi tempi, con tutto quello che si sente sulla Terra, meglio stare sicuri, non si sa mai!

Certo poteva andare un po’ meglio anche a me com’è andata agli altri: Marte passa le giornate a giocare coi soldatini: ha quelli vestiti di blu, quelli scuri a cui ha disegnato delle barbe lunghe, che quando ci gioca sembra che stia per crollare tutto fino a quando non la smette e li rimette tutti insieme nella stessa scatola. Invece, Giove si diverte a giocare con le sue marionette: qualche volta muove i capi di stato e qualche altra volta quel buffo tipo vestito di bianco che parla di pace, amore, e di quella creatura mitologica, com’è che si chiama? Ah sì, Gesù, e poi passa il tempo a dilapidare patrimoni e a scoparsi le vergini, ma almeno è stato furbo: per fare tutto ciò senza che nessuno gli rompesse i coglioni, ha messo quella megera de “Sora Era” nel pubblico di quei reality con quella tipa strana bionda che a volte le fa fare pure la tronista…

Sì, effettivamente poteva andare un po’ meglio a me, Vulcano “il lavoratore storpio”, come qualcuno mi chiama; che si ritrova a fare questi “lavoretti” di manutenzione, senza orari fissi, a chiamata, disponibile 24/h, che nelle cene di gruppo è sempre messo in un angolo e mangia gli avanzi degli altri. Ma vuoi mettere la soddisfazione di essere uno di “loro”, uno di quelli che vive sopra il Pantheon; che fa quello che vuole e a cui nessuno dice niente, un privilegiato. Insomma faccio parte degli dèi, mica cazzi!

Certo, ho capito, siete straniti, d’altronde gente che è ancora convinta che di punto in bianco il fascismo abbia smesso di esistere nel 1945, piuttosto che essersi mimetizzato in tutto questo fantomatico ordinamento democratico, non crederà mai che noi dèi esistiamo ancora e che non c’è Cristo che tenga. Semplicemente ci eravamo rotti i coglioni di tutti quelli che ci invocavano, di quelli che venivano a sfidarci, degli oracoli, di quelle palle al piede dei sacerdoti e di quei sacrifici pessimi che ci davano: galline e caprette, ‘sti poracci nun c’hanno offerto mai ‘na cena come se deve! Quindi abbiamo deciso di goderci la vecchiaia e fare credere agli allocchi in altre divinità da stalkerizzare al posto nostro.

E poi c’è lei, mia moglie, Venere, la ragione della mia vita, certo non si può dire che sia proprio l’ideale classico di purezza, ma che me frega, da quando stiamo insieme mi è sempre stata fedele e questo è l’importante; e poi quando si dice bella come una dea… BRRRR!!! Solo a pensacce me vengono i brividi, infatti, visto che ho finito presto, torno di corsa a casa  da mia moglie che c’ho na voja che le frecce di Cupido al confronto sembrano stuzzicadenti…

Ecco casa mia! Un’ultima rampa di scale e Venere sarà irreperibile per il resto del mondo per un bel po’… Non vedo l’ora!!! Ancora un minuto e…»

«Sììì-  Ahhhrrr- SBAAAM- SGREEEEEEK- FOOOM-»laspro

– Ma che sta succedendo? Amò, tutto ok?? – Devo entrare, sento che lei è in pericolo!

Eccomi amore, ci sono qua io… Ma… Ma… Che caz.. Noooo!!! Venere!!! E proprio tu, Mercurio??? Traditore che non sei altro! Con tutti i favori che ti ho fatto, mi ricompensi così?? A ‘NFAME!!!

“SCREEEEEK-SCREEEK”

Cos’è quest’altro rumore?… Apollo?!?!?!  Tutti e due insieme?!?!?! Ma come hai potuto? Come avete potuto?

«E dai Vulky, non fare così! È stato un momento di debolezza, di confusione, ma lo sai che amo solo te, che con loro può essere una distrazione, mentre con te è amore vero!»

«Taci, va che è meglio!!! Siamo qui da millenni e ancora con ‘ste cazzate!  Invece, ho voglia di sentire che dicono ‘sti due ‘nfami, che credevo amici, soprattutto quel mezzo eunuco di Mercurio»

«A Vulcà, che te devo di’?, ma hai visto che popò de moje che c’hai? Alla fine ero l’unico che ancora non si era fatto un giro con lei qua in mezzo, e che devo fare, lo scemo del villaggio?»

«Aspetta un attimo…. Che vuol dire che eri l’unico che non si era fatto un giro con lei?»

«Te lo spiego io»

«Tu, Apò fatte li cazzi tua, che quando hai avuto bisogno di riparazioni al carro, oppure quando tua figlia si era cacciata in quel casino del “Talco”, se non c’ero io che preparavo un composto chimico per salvarle il culo a quest’ora sarebbe stata nell’Ade»

«Appunto per questo, è meglio che ti spieghi una volta per tutte una cosa in modo che poi si capisce l’equivoco e torniamo a ridere insieme tutti quanti: Vulcà, onesto, senti ad Apollo tuo, ma te sei visto n’attimo? Sei storpio, senza stile, sei il nostro manovale che fai i lavori più umili e, nonostante stai simpatico a tutti, non si può certo dire che ti rispettiamo, sei quasi come una mascotte e per ringraziarti del fatto che sei umile e che ti accontenti di poco, ti abbiamo concesso come contentino una dea che altrimenti ti saresti solo potuto sognare. Cioè, mica ti abbiamo dato Cerere o una delle Furie, ti abbiamo concesso Venere, ma non potevi pensare che l’avremmo lasciata solo per te… Voglio dire, a te tocca fare il marito, sopportarla quando le girano i cinque minuti, in quei momenti del mese, ma lei è una moglie… pubblica. Da sempre!»

Sul volto di Vulcano, si formò una smorfia che era un misto di rabbia e disgusto che andava ben al di là del semplicemente mitologico.

«Che vuol dire ciò? Venere! E’ vero quanto dicono questi infami?»

«Beh, non esattamente, forse, diciamo che…»

«A Vulcà, ma allora sei proprio de coccio!! Venere nun t’ama! Nun gliene frega un cazzo de te! Le stai simpatico, le fai tenerezza, giusto perchè aggiusti le cose in casa e stop, e ora stai zitto che tra poco c’è l’assemblea dell’ONU e devo esercitarmi coi burattini!» – Sentenziò tramite una saetta Giove che oltre a essere il capo degli dei era anche il più pettegolo e dalla cima del Pantheon si faceva quattro risate nel vedere queste liti tra “i suoi coinquilini”

«Esatto!» –  rincarò la voce Mercurio.

«Ah sì?» replicò Vulcano iracondo come non mai, a cui in quel momento venivano in mente tutte le angherie subite  «E allora  mmerde  fateve sotto così vediamo se la mascotte ve fa ancora tenerezza!»

La colluttazione che ne seguì ebbe poco di “divino”, ma piuttosto sembrava uno scontro tra gladiatori: Mercurio fu messo subito k.o. e non trovò di meglio da fare che scappare grazie ai suoi sandali alati. Quando fu il turno di Apollo, le grida e i rumori richiamarono tutti gli abitanti del Pantheon che piuttosto che dividere i contendenti, si misero a fare i tifosi. Nonostante il fisico statuario, Apollo stava soccombendo di fronte alla rabbia di Vulcano. Che cosa inusuale: la bellezza scultorea, la perfezione fisica mischiata all’armonia mentale di cui era detentore Apollo, stava capitolando di fronte alla voglia di riscossa del brutto, sporco e maledetto Vulcano; così strano che non poteva essere vero, o durare a lungo. Infatti, non durò molto, ci fu  l’intervento esterno, di quello che, perdonateci il gioco di parole, fu un “deus ex machina”: il più conservatore e classista dell’Olimpo, colui che mai avrebbe potuto permettere che uno dei suoi fratelli nobili, fosse battuto in combattimento da un dio minore, un plebeo, un umile lavoratore del Pantheon. Così, con una mossa non esattamente cavalleresca, Marte attaccò Vulcano alle spalle facendogli perdere l’equilibrio e la presa con cui aveva neutralizzato Apollo, che sfruttando questo regalo inaspettato, cominciò ad attaccare a testa bassa un Vulcano stordito, colpendolo con quell’irriverenza tipica di chi si sente superiore, sbeffeggiandolo pubblicamente davanti a tutti gli altri dèi:

«Dèi del Pantheon, guardate ‘sto pulciaro si è permesso di colpire un vostro fratello, un dio! Solo perchè ce la spassavamo con sua moglie pensava di ribellarsi, e a noi i ribelli non piacciono, vero?»

«Qui i ribelli hanno sempre fatto una brutta fine! – Sentenziò Zeus che si era gustato tutta la scena – anzi qui i ribelli non ce li vogliamo proprio! Vulcà, vattene che qui non c’è posto per te, anzi ti accompagniamo noi!»

Quella che ne seguì è un’immagine destinata a entrare nella storia del Pantheon, a metà strada tra una defenestrazione e un linciaggio; tant’è che Vulcano perse quasi immediatamente conoscenza e quando si risvegliò faticava a stare in piedi.

«Vigliacchi! Me la pagheranno! Oh se me la pagheranno! Fosse l’ultima cosa che faccio, quant’è vero che mi chiamo Vulcano, il dio della tecnica!»

«E basta! Ancora a grida’ stai? Hai delirato fino a 5 minuti fa, ti sei appena risvegliato e hai già ripreso?» Una voce femminile interruppe il monologo di Vulcano.

«Ma che vuoi? Chi sei?»

«Non mi riconosci? Ho capito che non ci vediamo da un po’, ma difficilmente puoi dimenticarti di me… Sono Discordia**!»   [CONTINUA…]

(**l’equivalente della dea greca Eris famosa per aver l’episodio della mela che diede origine alla guerra di Troia)
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2 pensieri su “Degage all’assalto del cielo [Pt.1]

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