“A me è andata meglio di molti altri!” Appunti in libertà di un lavoratore stagionale calabrese.

soveratoNuda e cruda, a tratti rabbiosa, ma senza perdere la voglia di riderci sopra, l’esperienza di uno dei tanti lavoratori stagionali, forse più fortunato rispetto alla media, che tornano l’estate nella propria terra per racimolare qualche euro tra stenti e patimenti.

Con l’arrivo dell’equinozio di settembre, si può ufficialmente definire chiusa la stagione estiva, sia dal punto di vista temporale che dal punto di vista lavorativo; a maggior ragione in una terra come la Calabria che per far tirare a campare buona parte della sua gente ha bisogno di massimizzare il più possibile le risorse che questa offre in una regione altrimenti priva di mezzi, di stimoli e di voglia di fare.

Per il secondo anno consecutivo, essendo in bolletta e avendo d’altro canto un po’ di progetti da realizzare, mi sono ritrovato anch’io, ormai in prossimità dei trent’anni a fare lo stagionale. Continua a leggere

“Non essere cattivo”… Se ci riesci!

nonEssereCattivoDall’eroina degli anni’80 alle droghe sintetiche di metà anni’90,  lo scenario sullo sfondo è sempre Ostia, emblema di una periferia dura, (molto più alienante di quella di “Amore tossico”), dove la “vita reale” ti porta inevitabilmente ad incarognirti. “Non essere cattivo” film postumo di Caligari, prodotto da Valerio Mastandrea, dona un affresco fedele della vita quotidiana degli ultimi, dei reietti della società, tossici, scippatori e coatti di quartiere raccontati senza enfasi, ma nella loro disarmante naturalezza; un film che qualcuno, (forse un po’ forzatamente) l’altra faccia del paese rispetto a “la grande bellezza”, e qualcun altro di stampo “post-pasoliniano” perchè pur raccontando la vita degli ultimi, lo fa in uno scenario mutato. Di seguito una recensione di una nostra lettrice.

Non è del tutto un male il fatto che “Non essere cattivo” sia stato presentato a Venezia 72 come fuori concorso, dal momento che probabilmente avrebbe (in maniera del tutto meritata) sbancato, Continua a leggere

“Malgrado Belgrado…”: un ponte tra memoria e futuro.

belgrado*2Poche città possono vantare un fascino unico come quello di Belgrado, pur non corrispondendo a quell’ideale di bellezza che ci è stato inculcato. Eppure, forse è proprio questo il suo punto di forza. In fin dai conti, varie volte e in differenti epoche la capitale di quella che fu la Jugoslavia si è ritrovata a essere un crocevia fondamentale nella storia europea. Così inevitabilmente il racconto di questo viaggio, gentilmente concessoci da un caro amico, si snoda su vari piani temporali tra suggestioni per quello che è stato e curiosità per scoprire cosa sarà.

Non è una città per turisti. Per quanto, anche se in misura ridotta rispetto alla maggioranza delle capitali europee, ce ne siano. Io stesso, di fatto, e con tutto il fastidio che mi comporta riconoscerlo, lo ero. Non ci vuole molto, camminando per le strade della cosiddetta “città vecchia” (Stari Grad), per rendersi conto che di attrazioni, edifici mozzafiato, scorci da cartolina, non ce ne sono in abbondanza. Poco male, per quanto mi riguarda. E soprattutto la cosa appare abbastanza normale se consideriamo che la città, dalla sua fondazione risalente all’Impero Romano, è stata distrutta ben 28 volte, di cui l’ultima nel ’99, e l’ultima “a tappeto” durante la seconda guerra mondiale.

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