Il Buddha sul comodino. Viaggio nell’Asia dello Zio Sam

 

images-2 Ruvido e non convenzionale, proprio come l’autore, questo pezzo rappresenta pienamente l’essenza di questa rubrica, “Itinerari non convenzionali”: sfuggire dalla narrazione mainstream anche per quello che concerne le vacanze e la conoscenza di posti lontani, in questo caso il Sud-est asiatico, cercando di alimentare riflessioni e innescare un dibattito costruttivo, alla ricerca di sensazioni autentiche e di situazioni non prefabbricate. 

 

Nel mese di gennaio arrivo a Bangkok. Il mio intento era quello di cercare di allontanarmi il più possibile dai “tour” dei pacchetti organizzati, ma non appena arrivo all’aeroporto mi rendo subito conto che c’ero già dentro. Orde di turisti in divisa da viaggio dotata di cappellino di paglia e macchinetta al collo pronta all’uso, sembrava lo sbarco in Normandia, dove il nemico era già pronto fuori a venderti qualcosa. L’immagine dei migliaia di passeggeri in attesa del timbro della dogana mi ha riportato alla mente quei documentari sui macelli dove gli animali in fila aspettano che la macchina del consumo li trasformi in hamburger. E sotto un punto di vista economico è stato esattamente così.

Neanche uscito dall’aeroporto che già le postazioni erano pronte a sparare prezzi. Oltrepasso la prima linea e riesco ad imbarcarmi su un treno che mi porta nel centro della città. Lì capisco che era solo l’inizio…

Non so esattamente cosa sia andato a cercare in Asia, sicuramente non mi aspettavo la famosa “terra del sorriso” della quale tanto si parla, dove tutti sono in armonia col prossimo secondo gli insegnamenti del Buddha. Ho smesso da tempo di credere alle favole del popolo spiritualista che non è interessato ai soldi. Le crociate in nome del dio denaro hanno invaso anche l’Asia da tempo, ma alla gente piace credere a fantasiose storie raccontate nei film. Già all’inizio del ‘900, quando è iniziato il boom di interesse da parte dell’occidente per la cultura orientale e quindi i viaggi in tutta l’Asia, Herman Hesse racconta in un suo libro che la stessa persona dal sorriso umile alla quale ha dato il vestito per la lavanderia, era la stessa che vide passare con indosso il medesimo vestito pavoneggiandosi davanti i suoi amici che erano ancora vestiti di stracci. Tutto questo per dire che non è una novità quello che è successo al popolo asiatico e cioè che è stato infettato dallo stesso virus che ci infetta da secoli. Il Buddha ha smesso di sorridere e se lo fa c’è da chiedersi se non sta cercando di venderti qualcosa. images

I racconti di coloro che erano già stati in Thailandia erano pieni di ragazze che ti sorridevano, ma quello che forse ingenuamente non mi hanno detto è che quelle ragazze erano in vendita.

Ora, dopo tutti questi aspetti negativi, chiunque penserà che sono posti orribili, ma non è così. Semplicemente con questo scritto voglio riportare in evidenza una realtà che il tipico turista fa finta di non vedere. Più volte mi è stato chiesto come erano i posti dove sono stato, ed io rispondevo che c’erano aspetti positivi ed altri negativi, ma veniva quasi impossibile credere che le foto che si vedono su internet delle isole paradisiache, abbiano anche aspetti che possono intaccare la loro sensibilità. Ma questa è la realtà per chi vuole vedere. Molti si sono anche stupiti quando ho detto loro, che probabilmente immaginavano bambini poveri ovunque, che nei posti dove il turismo è vivo quasi tutto l’anno (e questi posti sono parecchi), la gente non gira solo coi carri; ma grazie allo sfruttamento indiscriminato della natura riescono a comprarsi auto in pieno stile americano. Ho avuto modo di parlare di questo con una signora europea che viva nel Laos da anni e mi ha confermato che lì il pick-up di marca è uno status symbol e che molti vogliono ostentare anche se non possono permettersi una casa al pari del lusso. In poche parole: magari vivono in baracche, ma il macchinone lo devono avere per sfoggiarlo. E non è una metafora se dico che ho visto parcheggiare questi macchinoni nella stessa stanza dove dormivano.ตลาดน้ำ-ปากแม่น้ำโขง

Arrivato in Indonesia, mi accorgo che la situazione non era cambiata. In un’isola di 4 milioni di persone, invasa dagli scooter, mi vedo costretto a fittare anch’io un mezzo per poter raggiungere i bellissimi templi dove per ogni passo mi dicevano che c’era da pagare una tassa extra; il che non è tanto differente da quanto accade in Italia con le tasse, ma per chi pensa di fare un viaggio low cost, c’è da revisionare il concetto che ognuno ha di low cost e la convinzione che in Asia tutto si può comprare con pochi centesimi. Oltre ad un’intensa attività di motorini, a Bali vi è una relativa attività di fermi da parte della polizia, che non manca di fermarti 5 o 6 volte al giorno nel centro urbano e che ogni volta ti cerca la mazzetta per passare, che corrisponde più o meno a 2 euro per volta. Da qui inizio a capire che in gran parte del sud-est asiatico molti dei problemi con la burocrazia sono risolvibili con denaro. Più volte alle frontiere tra uno stato e un altro ho riscontrato problemi che però si sono risolti con il passaggio di denaro sotto banco. Nella stessa Indonesia, in un commissariato, ho risolto con 13 euro, un problema che ha trasformato i poliziotti dalle facce serie in comici che mi facevano i complimenti per i tatuaggi e mi dicevano: viva Valentino Rossi!

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In questo resoconto del mio viaggio non ho voluto parlare della bellezza dei posti e della minoranza delle persone che si sono dimostrate al di fuori di questi schemi, per un semplice motivo: toglietevi quella fetta di prosciutto dagli occhi che non fa vedere cosa c’è dietro, pensando solo che il mondo è bello perché per voi è bello. Basta con quel buonismo che scusa la globalizzazione come mezzo per il povero pakistano di venire in Europa a lavorare come uno schiavo, perché è l’occidente che ha esportato quest’idea di schiavitù senza catene che è il lavoro ad un popolo che secoli fa privilegiava l’essere anziché l’avere. Basta con l’occidentalizzazione del mondo, basta con l’esportazione della propria cultura ovunque… Paese che vai, usanza che trovi! Fermate le masse di latini e anglo-sassoni che vomitano il loro modo di fare ovunque. E soprattutto basta con il credere a quello che c’è scritto sulla Lonely Planet! Le guide per i turisti sono scritte per turisti: se volete conoscere la storiella della guida bene, ma se l’intenzione è quella di conoscere la gente, l’essenza dei posti e delle culture, buttate le mappe e le guide e abbiate il coraggio di perdervi, perché in questo viaggio è solo quando mi sono perso che ho trovato veramente qualcosa.images

La bellezza di un luogo è soggettiva in base anche allo stato d’animo di quel momento, perciò lascio a chi voglia andarci il giudizio di quei posti, anche perché le aspettative rovinano l’impressione che riescono a dare. Perciò fate il biglietto e dimenticatevi delle guide e dei blog; chiedete strada facendo dal momento che il viaggio è soprattutto il cammino e non la destinazione. Ciao! images-1

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