Graffiti, Street Art, Muralismo: quanta confusione!

c215

Lo scorso 6 novembre, lo street artist francese Christian Guémy, alias C215, ha pubblicato un articolo sul sito Rue89 per condividere una sua riflessione sulla fase che la street art attraversa in questi ultimi anni e per offrire la sua visione della storia di questo movimento artistico. L’articolo è stato ripreso e tradotto in inglese da RJ Rushmore su Vandalog. Grazie a Le Grand Jeu, da un po’ di tempo è disponibile anche in italiano. Dal canto nostro, abbiamo ritenuto opportuno riproporlo, consapevoli che il discorso è più complesso e delicato per farlo restare dentro le nicchie degli addetti ai lavori. Infatti crediamo si tratti del sempiterno tentativo di cooptare le forme di espressione delle culture subalterne e di commercializzarle facendole perdere quell’autenticità e quell’indole ribelle che erano alla base del messaggio originario per renderle più accettabili e rassicuranti in nome di un’accessibilità al grande mercato, come in passato successo col punk e tanti altri fenomeni di conflitto. Un pezzo che non pretende di essere una verità assoluta, ma che rappresenta la presa di posizione (autorevole) di uno dei protagonisti della scena mondiale, a cui seguiranno dei nostri contenuti esclusivi e inediti.

 

 

Negli ultimi tempi, in particolare dopo il successo planetario di Banksy, i grandi media parlano tutte le settimane di arti urbane: mostre di street art in galleria, aste di graffiti, “musei a cielo aperto” o repressione del vandalismo. Il riconoscimento delle arti urbane da parte del pubblico e dei media ha raggiunto un punto molto elevato. Nonostante ciò, mi stupisco per l’assenza di una distinzione tra le diverse anime che compongono questo movimento artistico. Il loro raggruppamento sotto il termine “street art” è molto comodo, ma confonde più che chiarisce.

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Il Buddha sul comodino. Viaggio nell’Asia dello Zio Sam

 

images-2 Ruvido e non convenzionale, proprio come l’autore, questo pezzo rappresenta pienamente l’essenza di questa rubrica, “Itinerari non convenzionali”: sfuggire dalla narrazione mainstream anche per quello che concerne le vacanze e la conoscenza di posti lontani, in questo caso il Sud-est asiatico, cercando di alimentare riflessioni e innescare un dibattito costruttivo, alla ricerca di sensazioni autentiche e di situazioni non prefabbricate. 

 

Nel mese di gennaio arrivo a Bangkok. Il mio intento era quello di cercare di allontanarmi il più possibile dai “tour” dei pacchetti organizzati, ma non appena arrivo all’aeroporto mi rendo subito conto che c’ero già dentro. Orde di turisti in divisa da viaggio dotata di cappellino di paglia e macchinetta al collo pronta all’uso, sembrava lo sbarco in Normandia, dove il nemico era già pronto fuori a venderti qualcosa. L’immagine dei migliaia di passeggeri in attesa del timbro della dogana mi ha riportato alla mente quei documentari sui macelli dove gli animali in fila aspettano che la macchina del consumo li trasformi in hamburger. E sotto un punto di vista economico è stato esattamente così. Continua a leggere

Piccolo vademecum per aspirante teppa pensante

teppaIl festival “Fedeli alla Tribù”dedicato alla memoria di Valerio Marchi e di Roberto Massi, che aprirà i battenti domani al “3 serrande occupato” all’università e durerà fino a domenica, ci dà l’opportunità di scrivere una recensione su un libro che ogni ribelle dovrebbe avere nella propria biblioteca personale, argomentandone di seguito il perchè sia ancora estremamente importante, e che sabato verrà presentato a Via dei Volsci, di fronte la storica libreria che fu di Valerio Marchi

Solitamente, le recensioni dei libri vengono fatte appena questi vengono stampati, vuoi per fini commerciali di “audience”, vuoi perchè si dice che, generalmente, la “vita produttiva” di un libro duri non più di qualche mese.

Tuttavia, per fortuna ce ne sono alcuni che sfuggono a queste logiche tendenti sempre di più a mortificare tale categoria paragonandola a un qualsiasi altro prodotto commerciale; e per fortuna c’è anche chi li ristampa.

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