Cronache di un precaricidio

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 Attraverso le pagine di questo breve romanzo, l’autore ci guida nel processo di costruzione della figura del precario e del suo successivo consolidamento. Nella sempre maggiore evidenza della creazione di un ruolo annichilito nell’insicurezza della solitudine, quindi invisibile e sfruttabile.

Usando una spiegazione letteraria del fenomeno dei Desaparecidos in Messico l’autore ci racconta tre diverse battaglie collegate da un filo conduttore: sono persone comuni che vivendo una situazione di sempre maggiore alienazione e insicurezza, ne prendono coscienza e tentano con i propri mezzi di ribellarsi e di migliorarne le condizioni, superando o convivendo con i propri limiti, seguendo l’istintiva esigenza di non subire la realtà imposta.

L’inizio di tutte e tre le parti è un giorno qualsiasi: gli altri personaggi sono sempre presentati da tre aggettivi, che creano una prima immagine dell’individuo e della percezione che il protagonista ne ha; in seguito a rotture i protagonisti mettono in campo delle reazioni, più o meno coscienti, che vengono prontamente represse e arginate in soggettività solitarie. Più è violenta ed estrema la reazione, più è alto il prezzo da pagare in repressione.

Il ritmo è fluido e incalzante. Nella prima e nella terza parte viene usato il punto di vista del protagonista, vivendo la sua quotidianità, in cui il tempo sembra libero e gestibile ma progressivamente si rivela privo di sapore:
“Con la lingua se ne sono andate le papille gustative, togliendomi anche il senso del gusto. Questa è la cosa che mi deprime di più: mangio per sopravvivere cercando di ricordare i sapori di un tempo”.
“Gli dissi di essere in attesa che mi fosse ridato il posto che mi spettava di diritto, in fabbrica, che nel frattempo il lavoro nella sua trattoria era l’unica fonte di guadagno e che quello che guadagnavo non mi permetteva di coprire le mie spese, seppur ridotte all’osso.”

Questa è la peculiarità, due ribellioni in apparenza diverse: una apatica, paralizzata e silenziosa, l’altra scombussolata, ansiosa e dinamica, e la prima, nella riappropriazione del gusto attraverso gli altri cinque sensi e la creatività accompagna la seconda nelle prese di coscienza e nelle decisioni per ottenere il riscatto.
Nel parallelismo tra le politiche e il clima sociale degli inizi del secolo scorso e quelle del secolo corrente, vi è l’idea di un processo che si ripresenta nascosto, dietro parole chiave e studiati allarmismi. Inoltre sotteso vi è il suggerimento che anche la lotta contro queste politiche continui a riscoprirsi, nella speranza che nessuna storia sia mai davvero immutabile
Così la riscoperta della letteratura e il rovesciamento che viene applicato ai futuristi rappresentano una letteratura che, attraverso i suoi racconti, vuole dare un contributo alle lotte sociali disegnandone uno spaccato da un (peculiare) punto di vista particolare (differente): la vita, al di là della precarietà, dei precari; cioè cosa succede tutti i giorni in una vita priva di certezze e appigli? Come si sopravvive? Ma soprattutto, desiderandolo, come si vive?

Nel secondo racconto il narratore è esterno, vi è una maggiore attenzione agli spazi, ai luoghi e ai tempi, come se ora la realtà fosse più nitida, più percepibile e apparentemente più gestibile. In realtà, più essa si svela, più capiamo che la maggiore attenzione alla contingenza di tempo e spazio è una forma di difesa contro una verità imposta, inaccettabile eppure tanto reale da paralizzare chi, per una serie di cause ed effetti, vi si ritrova invischiato.
È il ponte di collegamento tra gli altri due racconti, lo scheletro portante della trama ma soprattutto l’idea che anche chi il potere lo esercita o lo gestisce è obbligato a omologarsi e accettare i compromessi che il sistema gli impone.

La scelta dell’autore di inserire delle metafore fantascientifiche nel testo rimanda a una società che distorce e muta la realtà in una finzione che spesso crea confusione, diffidenza e frustrazione, rendendo così impossibile una presa di parola reale.

Un romanzo che, con un linguaggio scorrevole e diretto, racconta la vita e i tentativi di crescita, legittimazione e testarda lotta di coloro che la società vorrebbe invisibili o violenti o trascurabili.
Sono gli stessi che, attraverso la loro condizione e l’elaborazione di possibili alternative o scappatoie, trovano la capacità di inventare nuovi metodi per ribadire che ci sarà ancora chi, privato della lingua troverà un canale e le motivazioni per gridare “La lotta è iniziata: Delinguati d’Italia uniamoci!”

L’unico limite è nell’impressione che non vi sia una reale speranza per questi tentativi di ribellione di coinvolgere la collettività. Sono ribellioni solitarie, al massimo condivise con pochi intimi, che non trovano sostegno nella realtà che li circonda. Sono soggetti che lottano per conquistarsi una vita un po’ più equa. Vi è l’impressione di una società annichilita e autoritaria in cui coraggiose soggettività lottano per non soccombere. Rimane il dubbio se si potrà un giorno sperare in qualcosa di più o se saremo sempre più impegnati a sopravvivere nella nostra piccola sfera personale.

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