Book pride: l’orgoglio di essere indipendenti

bookprideOltre 20.000 visitatori, con momenti di confronto molto profondi, sia nei dibattiti programmati, che nei corridoi della fiera . Una bella iniziativa organizzata dal basso per il basso che ha tutte le carte in regola per diventare in breve tempo un appuntamento fisso dell’editoria indipendente. Il racconto di uno standista.

Sin da quando, durante la registrazione dell’intervista andata in onda per la trasmissione radiofonica dello scorso 30 ottobre, Sergio Bianchi, uno dei fondatori di Dock’s, nonché storica colonne della casa editrice “Derive Approdi” mi aveva preannunciato l’idea, ero molto curioso di assistere alla prima edizione del “Book Pride”, la fiera dell’editoria indipendente; per molteplici ragioni. Principalmente, perchè, a torto o a ragione, ho sempre idealizzato Milano come la capitale della grande editoria, di quelle grosse concentrazioni editoriali che qui la fanno da padrone e che tendono a comporre un panorama editoriale di fatto oligopolistico, tanto più stando a sentire quelle che sono molto più che indiscrezioni, secondo cui, starebbe per sorgere un nuovo colosso editoriale in seguito all’acquisizione della Rizzoli da parte della Mondadori, rendendo ulteriormente più fosco e complicato lo scenario per i  competitors più deboli e con meno mezzi economici a disposizione, per i quali ormai non passa anno in cui non si registri un vero e proprio stillicidio di case editrici piccole e medie che non riescono a reggere queste forme di concorrenza impari. E poi, perché una fiera totalmente autorganizzata, senza nessuna sponsorizzazione né finanziamento pubblico e con l’ingresso gratuito, poteva rappresentare un azzardo e di conseguenza un impedimento per diverse case editrici.

Per tutte queste ragioni e per la mia vocazione a viaggiare e per la cultura non omologata non ci ho pensato su due volte e mi sono diretto alla volta della città lombarda, con tanta curiosità e interesse. Ebbene, una volta arrivato a destinazione le mie aspettative non sono andate affatto deluse, in quanto nulla, (o quasi) nell’organizzazione era stata lasciata al caso: una location accogliente come quella di Frigoriferi Milanesi, l’antica ghiacciaia di Milano sorta nel 1899 ha ospitato la kermesse organizzata dall’ODEI (Osservatorio Degli Editori Indipendenti), con un vasto spazio destinato ad accogliere gli oltre 120 editori che hanno deciso di rispondere presente a questo appuntamento, uno spazio destinato alla eno-gastronomia (sia con dei dibattiti che, naturalmente con delle postazioni dove poter degustare vino birra, salumi e formaggi di qualità); e varie sale in cui si sarebbero tenuti i molteplici dibattiti previsti.bookpride2

Proprio quest’ultimo punto, il programma di conferenze è stato a mio avviso il punto di forza principale dell’intera iniziativa, avendovi partecipato vari e variegati protagonisti del panorama culturale italiano e che ha ha riguardato molteplici piani  di discussioni e figure della catena editoriale: dagli incontri per i giovani e meno giovani che cercano di professionalizzarsi nel settore dell’editoria e dell’informazione, a quelli per gli editori, oltre che naturalmente i lettori che sono i veri destinatari di ogni progetto editoriale. Un programma così denso e vasto che meriterebbe di essere sviscerato incontro per incontro, perché tutti meritevoli di qualcosa di più che essere semplicemente menzionati che ha visto come tema predominante la diversità e, di conseguenza anche la biblio-diversità, di cui tali soggetti sono portatori, non per un semplice cruccio, ma perchè il poter differenziare l’offerta culturale attraverso una gamma di posizioni, titoli, ed analisi è il primo, necessario passo per implementare il consumo di cultura nel nostro paese e riscoprire valori civici, sociali e comunitari che oggi sembrano quasi desueti e che invece, a ben vedere proprio la loro mancanza costituisce un campanello d’allarme, se non addirittura un fedele specchio di quanto accade in Italia (a dimostrazione di ciò, proprio in contemporanea con l’inaugurazione della fiera, sempre a Milano, andava in onda un triste spettacolo in cui sarebbero stati bruciati dei libri da parte di Forza Nuova…). Ciò ha raggiunto il culmine della concretezza con una proposta di legge che a breve l’ODEI farà pervenire ed in cui si cercherà di far valere il peso degli editori indipendenti, ponendo l’accento sulle tante storture che costellano questa fetta di mercato in cui è possibile allo stesso tempo essere produttori e distributori e che il libro venga trattata come una merce qualsiasi soggetta a sconti di catena o meno.

Tuttavia sbaglierebbe chiunque pensasse che quella svolta a Milano, sia la classica iniziativa “militante”, autoreferenziale ad uso e consumo di una ben delineata fazione, e per accorgersi di tale abbaglio, basterebbe semplicemente sfogliare il concentratissimo programma (che, proprio perchè ottimo, forse meritava di essere diluito in quattro giorni piuttosto che in tre) in cui a fianco di nomi forti della cultura underground quali Nanni Balestrini e Wu Ming 1, ospitava altre spiccate personalità della cultura italiana come Giorgio Agamben fino ad arrivare a personalità che, comunque le si voglia descrivere, difficilmente potrebbero essere annoverate fra quella schiera di pensatori antagonisti quali Filippo Civati e nientepopodimeno che il vice direttore de “Il Giornale”, Giuseppe De Bellis, che seppure non siano affatto, in cima alla mia personalissima classifica di gradimento, dimostrano che per fare cose realmente incisive a volta bisogna andare oltre i soliti percorsi, perchè suonarsela e cantarsela da soli, limita sempre. Se e quanto fosse riuscita questa iniziativa, lo attestano i volti sorridenti e felici degli editori e degli standisti, nel brindisi di conclusione in cui ci si è scambiati le reciproche impressioni, tra bicchieri di vino e tartine con la ‘nduja e poi, se è vero che il sole bacia i belli, anche i tre giorni di imprevista quanta piacevole primavera con cui ci ha omaggiato Milano per l’0ccasione vorranno pure dire qualcosa; quindi non resta che darci appuntamento all’anno prossimo per la seconda edizione, sperando che riesca a ripetere il successo della prima se non ad implementarlo, perchè è di eventi simili che c’è bisogno per l’intera collettività.

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