Dalla Germania all’Unione Europea: unificazione o annessione?


giacchèTorniamo ad occuparci del processo di unificazione tedesco attraverso una recensione di Filippo Petrocelli del libro “Anschluss” di Vladimiro Giacchè: una ricostruzione puntuale che attraverso dati inoppugnabili, tende a smontare la narrazione trionfalistica occidentale, a sua volta architrave di quella europeista tanto in voga di questi tempi.

 

 

 

 

Alla cerimonia per i venticinque anni della caduta del Muro di Berlino non mancava nessuno: non mancavano i protagonisti di allora – Gorbacev e Wałęsa su tutti – ma erano presenti anche Angela Merkel e Martin Schultz.

 

Una celebrazione in pompa magna, con l’immancabile retorica delle grandi occasioni, l’Inno alla Gioia, le rockstar e migliaia di palloncini. Ancora una volta a prevalere sono state le emozioni e il cuore: qualcosa di simile a quanto avvenuto nei giorni dell’unificazione tedesca, quando chiunque solidarizzava con le persone che a Berlino abbattevano uno dei simboli del fallimento del blocco socialista.

Eppure il processo di unificazione tedesco seguito al crollo del Muro presenta molti lati oscuri mai raccontati. La narrazione ufficiale descrive l’unificazione delle due Germanie come un atto di generosità della Repubblica Federale Tedesca (RFT) verso la Repubblica Democratica Tedesca (DDR), ovvero la disastrata sorella povera, nient’altro che uno stato prossimo alla bancarotta.

Ma il filosofo ed economista Vladimiro Giacché, nel suo Anchluss, L’annessione – uscito per Imprimatur nel 2013 e tornato prepotentemente alla ribalta proprio in questi giorni – attacca documenti alla mano, questa ricostruzione. E lo fa invocando una visione più coerente di quel periodo, ricordando con precisione gli eventi, al di là delle ricostruzioni di comodo.

Non solo: Giacché fornisce le prove del fatto che il dissesto economico dell’Est si consuma in conseguenza dell’unificazione e che determinanti sono stati modi e tempi di questo processo, non senza dimenticare la questione monetaria, ossia l’estensione alla DDR del marco occidentale.

Alla festanti immagini dei picconi che abbattono il Muro il 9 novembre 1989 in un tripudio collettivo, l’autore preferisce ricordare un’altra data, per certi versi più significativa: il 1 luglio 1990, quando entra in vigore il trattato di unione monetaria.

Nel “volgere di una notte”, i marchi orientali furono cambiati 1:1 con quelli occidentali che diventano la nuova moneta unica (in precedenza il cambio fra le due monete era 1:4,44).

È bene sottolineare che in quel momento esistono ancora sia la DDR, sia la Repubblica Federale Tedesca, e che l’unione economica è il primo passo verso l’unificazione politica.

Quello che genera il cambio paritario fra i “due marchi” nella Germania orientale è anche una forte rivalutazione dei prezzi di circa il 350%, che taglia fuori dal mercato tutte le merci prodotte dalle aziende del paese.

La DDR infatti esportava circa il 56% del suo prodotto industriale, che di colpo diventa fuori mercato: troppo caro per l’Est europeo, troppo poco competitivo per l’Occidente.

Ad avvantaggiarsi di questa situazione sono le grandi corporation occidentali: il patrimonio della DDR è stimato intorno ai 600 miliardi ed è ancora tutto da privatizzare.

Vista la necessità di accelerare i tempi e le pressioni occidentali, le società della Germania Est sono svendute senza remore, anche attraverso una complesso escamotage che fa comparire le imprese indebitate con lo stato quando in realtà non lo sono.

Tutto ruota intorno alla Treuhandanstalt ovvero “Istituto di amministrazione fiduciario”, il fondo fiduciario a cui viene affidata la privatizzazione della maggior parte delle imprese della DDR, in realtà controllata dall’establishment dell’Ovest.

Questa società fiduciaria nasce nel 1990 con un patrimonio enorme da gestire, mentre chiude nel 1994 con una perdita di 256 miliardi, realizzando nei fatti le più rapide privatizzazioni della storia.

E con tutte queste società svendute a prezzi irrisori (circa 8500) spesso a cifre simboliche – in molti casi appena 1 marco – quasi sempre attraverso trattative private e mai pubbliche, non sono mancati gli scandali: dal torbido omicidio di Rohwedder (uno dei tre presidente dell’istituto), all’aperta violazione di una serie di leggi, fino alle truffe e all’assenza di controlli.

Non a caso circa l’87% delle industrie orientali finisce nella mani di società e cittadini dell’Ovest, mentre il 7% a investitori stranieri e solo il 6% a ex-cittadini della DDR.

L’esito di tutto questo è la completa deindustrializzazione dell’ex Germania orientale, 4 milioni di disoccupati e la più grande crisi economica di tutto il blocco orientale (nel 1991 il pil segna -67% nel 1991). A conferma gli effetti negativi del post-unità c’è anche il dato dell’emigrazione verso Ovest, che aumenta a dismisura negli anni successiva alla caduta del Muro.

Lo studioso Giacché nel suo saggio suggerisce l’idea che durante l’unificazione tedesca, la Germania occidentale e il governo Kohl (in carica durante tutto il processo di unificazione) considerino la Germania Est come un terreno da colonizzare e che le industrie, le cooperative e il patrimonio immobiliare della DDR siano solamente un “tesoro” da saccheggiare.

L’odierna supremazia economica della Germania sugli altri paesi dell’eurozona quindi può essere anche vista come effetto di quella che l’autore chiama provocatoriamente Anschluss, ovvero “Annessione”.

Ma Giacché va oltre e spiega come questa operazione sia servita da esperimento pilota per i successivi trattati di unione monetaria europea e quanto la Germania unita sia stato il laboratorio politico del neoliberismo per tutte le future “imprese economiche”.

E infatti quella di integrare economie periferiche con economie avanzate è il perno su cui è stata creata tutta la zona euro. E ancora una volta passato e presente si confondono.

  [www.instoria.it]

Annunci

Un pensiero su “Dalla Germania all’Unione Europea: unificazione o annessione?

  1. Pingback: Tutti gli uomini del Maresciallo | Il becco del Tucano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...