On the road destinazione Rototom

ColorUno dei numi ispiratori di questo blog, il Duka, ci  offre un resoconto del Rototom visto da chi non ha particolari simpatie per il reggae e lo fa a modo suo inconfondibile stile scanzonato, irriverente e non convenzionale.  Una lettura interessante e divertente adatta ai profani del genere, ma ricca di informazioni anche per gli intenditori.

 Duka & Seko in moto al Rototom.

00 Intro.

E’ difficile scrivere un diario – di questo viaggio – seguendo un piano temporale. E’ impossibile!!!

Da venerdì – ferragosto – gli Skatalites stanno suonando ininterrottamente “The guns of Navarone”-

vogliono battere il record dei Genesis che suonarono nel 1974, durante un concerto a Birmingham,

The Carpent Crawl per cinque giorni di fila – nella piazza del paese. Non so più che giorno è.

Ieri potrebbe essere domani. Il giro di basso – ipnotico e in loop – viaggia come un sistema ad

orologeria. Quanti giorni sono trascorsi dal mio arrivo a Benicàssim? Sto chronic!!! Molto chronic.

Ho passato una notte a Barcellona? Ho fumato della skunk a Plaza Real? Quando è iniziato il

Rototom? Il giorno dopo il concerto degli Skatalaits? Sto viaggiando, in sella a una moto, in

Spagna? Sono sbarcato a Barcellona dopo 20 ore di nave? Sono forse venuto con il teletrasporto?

Sicuramente viaggio con il Seko. A me non frega un cazzo del reggae. Io in moto mi caco sotto.

Prima Mail

Ciao bastardi senza gloria, mentre scrivo – qui al media center – sul palco stanno suonando gli

Easy Star All Stars, band famosa per le cover dei Pink Floyd in chiave dub. Mi stanno stracciando

i coglioni con il loro rifacimento di tutto – il noiosissimo disco – Dark Side of the Moon. Oggi mi

sono svegliato alle ore 15. Ritirati i panni in lavanderia – se viaggi in moto il bagaglio deve essere

leggero, non c’è spazio x troppe camicie e pantaloni – siamo andati al festival. Non ci regge – oggi

– di andare al mare. Troppo sole – che incoccia – alla playa reggae. Troppi culi, addominali con

tartaruga, dread, ballerine di wreck ed esseri umani in genere. Per non parlare di quelle pischelle

altolocate che – prima di scendere in spiaggia – passano ore davanti allo specchio per assomigliare

a Naomi Clark, una delle protagoniste della nuova serie di Beverly Hills 90210. Ma sopratutto un

ricettacolo di malattie possibili: meningite, candida e infezioni intestinali. Una densità di bagnanti

per asciugamano da fare invidia alla spiaggia di Gaza. Un mare che ricorda Torvajanica. E poi oggi

non suona Lampadred, ieri ha animato la playa, che tocca supportare perchè è della crew. Domenica

io, Lampa e Seko abbiamo avuto uno spazio di due ore sulla web radio del Rototom. Ho fatto la

mia rubrica Il Tacco del Duka. Ricevuti sms dai fans della trasmissione in ascolto da Casetta/Forte

Prenestino, Genzano, Milano, Nicotera e Bologna. Alla fine del nostro programma – dentro gli studi

della radio del festival – entravano Robertino, della rivista PsicoAttiva, con gli altri pisani. Si sono

voluti fare la foto con me.

Seconda Mail

E la piccola roccia respinge la grande ondata. Omero, Odissea

La mia carriera da “gonzo” giornalista casca a pezzi. Troppo “gonzo”!!! Poco giornalista. La

mia aspirazione – diventare uno scrittore – si infrangeva sulle scogliere del dopo festival. Come

arrivavano al bar del backstage i lavoratori dello spettacolo – spente le luci e la musica del palco

centrale – iniziava per me il festival. L’orda di fonici, facchini e elettricisti sbarcava sul prato

artificiale del vippaio, tra ombrelloni e divani in pelle, terrorizzando giornaliste, musicologi,

produttori, bariste, fotografi e fighetti. Sto chronic. Troppo chronic. Giungeva il momento, di

riconoscere i miei simili, di abbandonare il backstage e il media center. Spogliatomi dai panni

di giornalista mi univo ai lavoratori dello spettacolo e la festa iniziava. Si viaggiava da una yard

all’altra – ska, dance hall, dub – con lo stomaco sempre più chiuso. Ci cacciavano da tutti i baretti.

Terza Mail

A soliti ignoti, sull’altra mail vi ho raccontato cazzate!!! Sfortunatamente ancora non siamo riusciti

a fare una figuraccia. Peccato!!! Ancora nessun barista è venuto a chiederci – gentilmente – di

andare via. A 50 anni si è vecchi – non sei più una personaggio del festival – sei una star del

backstage. Niente più scopate, innamoramenti, droga e chiacchiere nel camping del festival. Ora fai

tutto nell’area vip – su poltrone griffate, al cesso e in sala stampa. In realtà è l’aria di chi sta qui per

lavorare o, parruccato come noi, da addetto ai lavori. Anche i concerti non vengono più visti-
vissuti – in mezzo alle persone. Mentre lavori in sala stampa, o sorseggi un cocktail seduto sui

divani, senti la musica che arriva dal palco – dove la band sta suonando – e guardi lo show da uno

dei monitor o da una piattaforma, una pedana rialzata – montata sul prato artificiale del backstage.

Innalzandoti su gli inferiori di casta: il pubblico pagante. Mentre sto scrivendo condivido il tavolo

con una giovanissima aspirante giornalista – una che pensa che la sua carriera, nel quotidiano per

cui lavora gratis, dipenda da cosa produce al Rototom. Mi ha anticipato, durante le conferenze

stampa o i seminari dell’università reggae, a volte munita di registratore, altre di macchina

fotografica, altre di telecamera. Il suo pc è il migliore tra quelli che circolano alla sala stampa. La

odio. Ha di bello solo un taglio di capelli che sembra dipinto da Patrick Nagel. Si, sembra la

ragazza disegnata per la copertina di Rio dei Duran Duran. Mi sarò innamorato? Cazzo!!! Ieri ero

convinto di essermi innamorato dell’elfo biondo che lavora al bar del vippaio. Il Seko, invece di

lavorare, è andato – cosa che fa dal secondo giorno di Rototom – nell’area benessere. Sotto una

struttura geosferica lui segue il corso di banghra – il ballo indiano reso famoso dai film di

Bollywood – è diventato bravissimo. Tra una fumata e un concerto trova sempre il tempo per

attaccarmi mine sull’origine di questa danza. Ora – grazie a lui – anche io sono a conoscenza che il

bhangra nasce nella regione del Punjab, che veniva ballato dagli agricoltori per festeggiare l’arrivo

della primavera e che lo strumento solista è il dhol e non il tabla. Mentre danza rimorchia pure

mentre io sto al chiodo al media center. Dobbiamo fare finta di lavorare. A giorni il Seko

interpreterà la profezia. Svelerà dove si trova la terra promessa. In quale landa approderà l’esodo. In

quale parte dell’Africa ritorneremo. Nessuno, per adesso, è riuscito a capirlo. Ritornare per prende

l’ebola? Ritornare per finire coinvolti in qualche guerra tribale? Sta cercando la profezia, tra le

liriche e i giri di basso, di alcuni giovani – scolarizzati – esponenti del revival reggae che hanno – in

questi giorni – suonato al Rototom: Kabaka Pyramid – Romain Virgo – Jesse Royal – Chronixx. Ma

il Seko – che non perde mai di vista i ragazzi di strada – ha inserito tra gli oracoli anche il “Bobo

Dread” Junior Kelly.

01 Fuga – per un giorno – dal Rototom: gita a Valencia.

Ieri niente festival – è in overdose pure il Seko – viaggio in moto fino Alicante per un bagnetto. Poi

risaliti a Valencia. Fermati per tour gastronomico. Fatte ben due cene la notte scorsa. Dovete sapere

che il mio editore pretende – da me – un libro di viaggio e cucina. Sono riuscito a far mangiare a

Seko carne e pesce insieme. Per lui – amante della cucina tradizionale romana – una bestemmia! La

prima cena dentro un’enoteca. Bevuto un’ottima bottiglia di vino tinto, mangiato polpo alla gallega,

chorizo di iberico, jamon serrano e iberico. Qui mi sono vendicato – eccome – delle mine che mi ha

attacato in questi giorni di festival sul bhangra. Gli ho attaccato un pippone inenarrabile – forte

delle mie competenze da quiz televisivo – sulle differenze tra il serrano e l’iberico. Quest’ultimo è il

migliore prosciutto al mondo. Si è dovuto ricredere il Seko che mi sbiascicava – riferito al S.

Daniele – “Sto prosciutto è zucchero” manco fosse Mario Brega nel famoso film di Verdone.

Dovete sapere che i due jamon provengono da razze suine diverse e da due differenti lavorazioni. Il

serrano è un prosciutto di montagna ottenuto dalla macellazione di maiali di razza Duroc, Pietrain e

Landrace, che vengono alimentati con mangimi di cereali. Il jamon iberico è fatto con maiali – di

razza pura al 70% – che crescono in libertà, nei pascoli del sud est della Spagna, e si nutrono

esclusivamente di ghiande ed erbe. La leggenda sulla nascita del prosciutto narra che un giorno dei

pastori trovarono un maiale annegato in un corso di acqua molto salata. Il suino venne raccolto e

arrostito. Scoprirono così il sapore gradevole della carne salata. In particolare quella delle zampe

posteriori (jamon) e anteriori (paleta). La seconda cena è stata a base di tapas di calamari alla

romana, baccalà in umido, cozze gratinate, chorizo cotto nel sidro (tipico delle regioni del nord

della penisola iberica), peperoni ripieni e tante altre leccornie. Devo dare ragione a Anthony

Bourdain quando scrive – nei suoi libri- che la Spagna oggi è uno dei posti dove si mangia meglio

al mondo. Il paese dove gli chef hanno saputo trovare il giusto equilibrio tra tradizione e

innovazione. Rientrati in albergo il Seko collassava sul letto e iniziava a russare nonostante avesse

una paglia – accesa – in bocca.

Quarta Mail

Avete sentito l’audio, non posso scrivere in queste mail tutto il viaggio, dove racconto che ho

mangiato un gelato al gusto puffo. Trovate gli audio – con le registrazioni del diario di viaggio –

sulla pagina fb Il Tacco del Duka. Arrivato a ferragosto a Benicassim durante il concerto – ancora

in corso – degli Skatalites mi prende voglia di mangiare un gelato. Incontro – sulla strada principale

del pueblo – la gelateria Los Jijonencos. Dalle vecchie foto appese sui muri del locale capisco

che all’epoca, nel 1972 – ultimi anni del franchismo – era solo un carretto che vendeva coni gelato

girando per il paese. Dopo 20 anni ritrovo il gusto puffo in una gelateria – introvabile dai primi

anni ’90 del secolo scorso – che non avevo mai avuto il coraggio di mangiare. Ordino una coppetta

puffo & cioccolato. Alcuni giorni dopo al festival – mancava poco all’alba – al bar della yard dub,

dove vai per conoscere nuovi amici , prendiamo l’unica sola del viaggio. Seko ordina – attratto

dal cartello colorato – due dub drink. Erano blu. Facevano schifo!!! Costavano carissimo, per gli

standard del Rototom, 7 eu. Ma cosa più grave erano analcolici. Mercoledì – per concludere sta

pippa – Junior Kelly si presenta alla conferenza stampa indossando una t-shirt con l’immagine del

Grande Puffo. Il Duka coglie sempre la tendenza. I festival sono puffolandia.

Quinta Mail

Siamo giunti alla fine del Rototom. Dovrei tirare un bilancio sul lavoro fatto al festival – ma perchè

attaccare un pippone – meglio raccontare altro. La mia zona preferita durante il mio vagare per

puffolandia è la dub yard. L’unica dove trovavo qualche affinità con la mia idea di festival. Ballare

sotto cassa – anzi con la testa infilata dentro la cassa – bassi che scuotono il ventre e la pancia.

Empatia. Non è un caso che ai tavolini del bar – come ti sedevi – ti facevi un nuovi amici. Un

ragazzino – una notte – attaccava una mina al Seko. Una pippa – che i suoi figli non gli hanno mai

attaccato – sulla perdita di purezza del festival. Anche il Rototom – come un’altro qualsiasi festival –

è tutto skate, giocolieri, tatuaggi, biciclette, camper, area benessere, zona giochi per bambini, foro

sociale, seminari, bancaralle, stand, bar, frullati, pizza e kebab. Una forma di vita – ma anche un

dispositivo – che attrae e richiama. Decine e decine di migliaia di persone che partecipano a un

evento – attratte – non solo dai nomi in cartellone nei concerti – ma dall’idea della festa e del

camping nel villaggio dei puffi. A tanti dei presenti – che balla fino all’alba o fa lo struscio come

alla festa del santo patrono – del reggae non frega un cazzo. Il reggae e la sua cultura sono

importanti, ma ciò che richiama è l’idea di una settimana di carnevale continuo. Ho passato la

maggior parte delle ore al backstage e in sala stampa. E’ un modo che conoscevo poco di vivere un

festival. Non avevo mai visto giornaliste cambiarsi di abito – levarsi canottiera e pantaloncini e

mettersi il vestito da sera – per assistere al concerto dell’artista di richiamo – nello stesso posto dove

avevano lavorato fino a dieci minuti prima. La nota più simpatica del festival è quella di avere

scoperto che Kabaka Pyramid è qui al Rototom – come me e il Seko – per svoltare le vacanze.

Kabaka ha cantato al festival sabato 16 – il primo giorno – ma è ancora al festival. La domenica

interveniva – ha detto in continuazione Garvey, Bob, Mandela e Rastafarai – a un seminario su

Marcus Garvey insieme a un docente di storia afroamericana e caraibica dell’università di Seattle. Il

martedì è salito sul palco per cantare una canzone durante il concerto di Chronixx. Ieri notte –

intorno alle 0.3 – chiedeva il microfono ai dj alla dance dub. Finisco – inizia il concerto di Lauryn

Hill – in attesa che Seko interpreti la profezia.

Sesta Mail

Il Rototom è finito. Mi sono divertito. Sono felice. Non avrei scommesso un euro che sarei tornato

più che soddisfatto – a me piacciono i teknival – da un festival reggae. Il mio primo viaggio in

moto mi ha fatto tirare fuori dal baule, dopo venti anni, il chiodo dei tempi del punk. Cazzo!!!

A cinquant’anni, con il giubbotto di pelle, faccio ancora la mia porca figura. In questo trip ho

scoperto che sono condannato al mestiere di giovane, che sono ancora un tipo da festival. La

nottata più bella è stata, il giorno dopo la chiusura della kermesse, quella della festa privata di chi

ha lavorato al Rototom in un chiringuito sulla spiaggia. Il posto giusto – ideale – per l’assalto finale.

Per concludere: la profezia non c’è stata. Dai calcoli del Seko veniva fuori che l’esodo finiva –

nella periferia est di Roma – tra Tor Sapienza e Ponte di Nona. La terra promessa è ancora tutta da

scoprire. Le tribù sono ancora in movimento.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...