Comix Riot: il fumetto come non l’avete mai visto

Comix-Riot-PIATTOLa nuova puntata del “Becco del Tucano” sarà dedicata alla presentazione di questo libro,insieme all’autrice e più in generale si incentrerà sul ruolo del fumetto e del graphic novelism dalle origini ai giorni nostri.

 
 
 
 
 

Confesso che, di primo acchito, il  sentimento che ho provato dopo aver letto questo libro è stato quello di sentirmi quasi un idiota per la visione che avevo avuto, fino a quel momento, sull’universo dei fumetti, giudicati dal sottoscritto con troppa superficialità, quasi come uno di quei cordoni ombelicali invisibili che tengono legate troppe persone alla preadolescenza ed impossibili da recidere.

Probabilmente, l’opera di Gaia Cocchi, oltre che agli intenditori del genere, era rivolta proprio a chi nutriva convinzioni così errate non essendo mai andato l’ovvietà e le apparenze su tale argomento.
Infatti, con il metodo indagativo e meticoloso proprio delle tesi di laurea, l’autrice, nella prima parte del libro, conduce quasi per mano il lettore, grazie a delle spiegazioni dettagliate, all’interno di una dimensione parallela in cui richiamandosi a contributi filosofici di un certo spessore (da Benjamin ad Adams), inerenti la riproducibilità tecnica in serie delle opere d’arte, rendendola quindi fruibile a tutti, popolare,  inserisce il fumetto all’interno di una tradizione artistica e di un percorso ben più datati, tanto da farlo porre dalla Cocchi, “a metà strada tra l’arte moderna ed il movimento neoclassico”.

Per avvalorare la sua tesi, l’autrice conferisce al fumetto degli antenati illustri che vanno dal surrealismo alla pop art, passando per il realismo, l’optical art e molte altre tendenze ancora, analizzandone le peculiarità e quelle influenze che hanno conferito, in particolare al graphic novelism, lo status di forma d’arte popolare e di comunicazione di massa e come tale, figlia dei propri tempi, quel ventesimo secolo che proprio per via della pervasività tecnologica ha ridiscusso come nessun’altra epoca prima di sé il concetto stesso di arte. Un riconoscimento, questo, ottenuto dopo una lunghissima trafila ed innumerevoli dibattiti (ad esempio, giusto per non andare troppo a ritroso, i più appassionati del genere avranno sicuramente seguito quello sulla candidatura dell’opera di Gipi tra i dodici finalisti del  “Premio Strega”) e dovuto, probabilmente, grazie alle fortune dei principali artisti  in merito che hanno canalizzato il risultato finale delle discussione.

Dopo aver dedicato la prima parte di questo saggio alla genealogia del fumetto, proponendo un rapido, ma allo stesso tempo esaustivo, riassunto delle tappe e dei protagonisti (molti dei quali assolutamente sconosciuti ai più) e delle storie che hanno portato all’affermazione universale del genere, senza tralasciare i suoi esordi in Italia, la sua politicizzazione avvenuta negli Anni’70, lo sviluppo di un filone underground contrapposto a quello mainstream; la seconda parte del volume è dedicata proprio a quella frattura aperta ormai 40 anni fa e che ha visto l’evoluzione del genere dal comic-book (che comunque tuttora resiste) al graphic novel.  Più in generale, si tratterebbe, di un diverso modo di intendere il fumetto in senso lato che tocca anche le storiche e mai troppo rimpiante fanzine autoprodotte, che nel complesso ha realizzato un vero e proprio salto di qualità e nuove implicazioni, importanti da studiare e da analizzare proprio come fa l’autrice che passa in rassegna tutti i protagonisti  del settore, con un’analisi che coinvolge tutti, autori e soggetti editoriali (per intenderci, da “Persepolis” a “Batman. Il ritorno del Cavaliere oscuro” passando per “Maus”; da Andrea Pazienza “Paz” a Zerocalcare, passando per Claudio Calia giusto per citare i più celebri) tanto dal punto di vista prettamente stilistico del disegno, quanto da quello del significato ideale e delle implicazioni che solo un occhio attento e appassionato potrebbe cogliere (personalmente, quando ho avuto la definitiva conferma che Goldrake fosse cripto-fascista, sono scivolato in uno scoramento dal quale fatico ancora a riprendermi…)

La novità principale del graphic novel, infatti, secondo la tesi sostenuta in questo libro, al di là delle questioni prettamente stilistiche, consisterebbe nell’aver adottato un formato ben più ampio e meno seriale rispetto al diretto predecessore, tale da farlo entrare nel campo dei generi letterari, ma grazie alla sua natura figurativa, profondamente soggettiva ed in grado di unire il globale al locale lo rende molto più fruibile da parte di un pubblico più vasto che difficilmente leggerebbe libri delle stesse dimensioni e riceverebbe gli stessi stimoli dettati dalle immagini nell’analizzare le notizie; a tal proposito, forse, il caso del G8 genovese del 2001 costituisce uno degli esempi più illuminanti. Così, nonostante ci sia ancora della ritrosia in certi ambienti, possiamo affermare di trovarci di fronte ad una nuova avanguardia artistica impegnata nel sociale:il graphic novelism, non solo è diventato un genere letterario meritevole di rispetto e di dignità in grado di autoalimentarsi attraverso festival praticamente in ogni parte del mondo, ma è anche uno dei principali mezzi scelti per promuovere narrazioni dal basso ed indipendenti; pratiche antagoniste grazie al suo impegno sociale e all’empatia che suscita con l’universo dei lettori difficilmente riscontrabili nella cronaca asettica di TG e affini, e, in definitiva, di rilanciare quell’immaginario che, come afferma Zerocalcare nell’introduzione, è sempre stato necessario per i movimenti che si  propongono di cambiare la realtà e che proprio per questo ha bisogno di essere veicolato il più possibile dal basso e per il basso con un linguaggio semplice ed accessibile a tutti capace di promuovere  un’identità ed una narrazione condivisa ed altra rispetto a quella mainstream, dalla forte carica comunicativa;  perchè, in fin dai conti, se vogliamo e lottiamo per un mondo migliore, dobbiamo essere prima in grado di immaginarlo!

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2 pensieri su “Comix Riot: il fumetto come non l’avete mai visto

  1. Pingback: Un Diario di Sherwood | Il becco del Tucano

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