I muri dietro il muro 25 anni dopo.

MUROBERLINO La puntata di oggi avrà come ospite il Prof.Angelo D’Orsi con cui parleremo della caduta del Muro di Berlino e dei cambiamenti nel mondo in questi ultimi 25 anni. Lungi dal voler essere un saggio storico, alcune riflessioni sugli argomenti che andremo a sviscerare oggi. 

 

 

Per uno di quegli strani scherzi che solo la storia con la sua ironia sa regalare, nella scorsa settimana, in pochi giorni, si sono avvicendate le celebrazioni dei due eventi all’interno dei quali si è nei fatti consumata l’esperienza del comunismo sovietico. Detto che del primo (lo scoppio della Rivoluzione russa, il 7 novembre) si è già detto di tutto con un ampio specchio di posizioni e di approcci che vanno dallo studio rigoroso al  tifo da stadio; il secondo, ossia la caduta del Muro di Berlino, anche a causa del lasso di tempo finora esiguo trascorso, non ha ancora goduto della stessa meticolosità nella trattazione, ma ci siamo trovati nella quasi totalità dei casi, di fronte ad una narrazione epica e univoca di una cavalcata verso la libertà, la pace e la prosperità, che pure, a ben vedere, non sembra rispecchiare fedelmente la realtà.

‘Tenendo presenti le contraddizioni e i limiti del socialismo reale, dalla mancanza di un rinnovamento all’immobilismo della burocrazia fino all’incapacità di reggere il confronto agli occhi del popolo con le suggestioni illusorie provenienti da oltrecortina, siamo allo stesso modo consapevoli della necessità di destrutturare quella che è a tutti gli effetti un’agiografia per rendersi davvero conto se a quelle promesse siano corrisposti dei fatti o meno, sia in Germania, sia nell’Europa dell’Est, che nel resto del mondo.”

Si è parlato di unificazione della Germania, quando in realtà ormai nessuno studioso avveduto dubita del fatto che si sia trattata di un’annessione tout-court: il sistema socio-economico-politico della RFT venne esteso alla parte orientale, avviando in questo modo un meccanismo in cui si cercava di eliminare ogni traccia della RDT dalla storia,  cristallizzando  così le differenze tra  cittadini, coi tedeschi orientali a sentirsi quasi come cittadini di serie B,  un po’ quello che accade per i meridionali in Italia.

il muro di separazione eretto in Cisgiordania nel 2002 dagli israeliani in molti punti alto più del doppio dell’altezza di quello di Berlino e lungo quasi sei volte lo stesso

L’abbattimento del Muro di Berlino avrebbe dovuto rappresentare l’inizio di un mondo senza più barriere e fatto di pace, ma ben presto si è potuto comprendere come le aspettative più libertarie abbiano dovuto cedere il passo a quelle più concretamente liberiste e proprio per via di quest’equivoco negli anni immediatamente successivi al 1989, in piena foga liquidatrice di tutto ciò che poteva ricordare il periodo socialista, si procedeva ad una liberalizzazione selvaggia delle risorse statali. Di fatto, tutte le agognate libertà individuali e civili ottenute da centinaia di milioni di cittadini dell’Est, sono state depotenziate dalla perdita di tutte quelle garanzie sociali che, seppur con qualche difficoltà, i sistemi socialisti hanno sempre garantito e che troppo spesso vengono oggi dimenticate. Così, la disoccupazione è dilagata in maniera molto rapida, la stratificazione sociale è sempre più marcata ed a dispetto di quegli oligarchi che hanno acquisito potere in maniera esponenziale e di un’esile classe media, buona parte della popolazione vive sotto la soglia della povertà, tant’è che molta gente si sta interrogando se e quanto ci sia stato di guadagnato in questo cambio di sistema, che negli ex stati satellite dell’URSS ha portato a nuovi governi autoritari ed oscurantisti e nel migliore dei casi si sono trasformati in serbatoio di manodopera a basso costo per la nuova Unione Europea a trazione teutonica.

Probabilmente lo scarto tra ciò che poteva essere e ciò che in realtà è stato, è dovuto principalmente alla percezione degli avvenimenti, soprattutto da parte occidentale: laddove l’implosione del blocco sovietico avrebbe dovuto costituire un campanello d’allarme per la tenuta dell’ordine mondiale retto su due superpotenze, il coacervo di stati riunitasi intorno a quella vincitrice, o sarebbe meglio dire superstite, ha suonato a festa le campane per la vittoria in un conflitto che, seppure ci sia stata, non è stata certo per i meriti del blocco atlantico. Anzi, quest’ultimo nelle sue articolazioni politiche e militari, ha colto la palla al balzo per ottenere la massima rendita dalla nuova situazione, e quando alla folla festosa veniva promesso un mondo migliore, non si era specificato, per chi fosse realmente migliore questo mondo. L’assenza di un competitor capace di mettere a freno la vocazione globale degli Stati Uniti, ha visto questi ultimi dilettarsi nelle più svariate invasioni, facendo proliferare i conflitti senza che l’ONU fosse realmente in gradi di opporvisi. La fine dell’URSS, ha avuto quale effetto collaterale anche la scomparsa dei principali partiti comunisti occidentali (quello italiano e quello francese) spostando a destra lo spettro politico e lasciando tutta quella massa di persona, che come in una sorta di effetto domino si ritrovava a subire lo smantellamento del welfare-state (d’altro canto senza la minaccia sovietica non era più indispensabile pensare agli strati più deboli e potenzialmente più conflittuali della società) senza più rappresentanza politica. Ma non sono riusciti a mantenere neanche la promessa più ovvia e scontata che era stata fatta: avevano detto che non ci sarebbero stati mai più muri e barriere a dividere i popoli, eppure i muri col tempo sono aumentati: dal più famoso e celebre  che divide Israele e Palestina, a quelli meno noti alle frontiere di meridionale della Spagna e  degli USA stessi, fino alla nuova idea di creare un muro che separi l’Ucraina dalla federazione russa; barriere troppo spesse dimenticate, evidentemente non hanno lo stesso ufficio stampa del loro antenato berlinese…

Il Muro di Tijuana, o come lo chiamano i messicani “Il Muro della vergogna” costruito dagli statunitensi nel 1994 per impedire agli immigrati illegali del Centro e Sud America di varcare il loro confine)

A ben vedere, il maggior successo del nuovo mondo post- 1989 non risiede in qualche nuova conquista sociale o politica che ci avvicini alla realizzazione di quel migliore dei mondi possibili sbandierati, bensì nell’essere riusciti a disarmare ideologicamente i propri avversari, che senza un punto di riferimento, pur con tutti i suoi limiti, costantemente demonizzato oltremisura, hanno avuto grosse difficoltà a reagire ai nuovi paradigmi e solo adesso si stanno rendendo conto che non solo non viviamo nel migliore dei mondi possibili, che non siamo di fronte alla fine della storia come pure avevano affermato in molto, ma di fronte ad un nuovo bivio e probabilmente siamo più vicini ad un nuovo Medioevo che ad un nuovo Rinascimento. Pertanto pur essendo uscito sconfitto dalla Guerra Fredda il comunismo, le esigenze  a cui esso ha cercato di rispondere, quali l’uguaglianza, la pace, la dignità,  l’emencipazione e l’autodeterminazione dei popoli e dei più poveri,  sono tuttora più vive che mai, ( ed un esempio, ci viene per l’ennesima volta dal popolo palestinese ch proprio in concomitanza della giornata in questione ha aperto una breccia simbolica nel muro). Anzi, riprendendo Derrida, ne “gli spettri di Marx”, questi sentimenti si aggirano ancora come degli spiriti cercando qualcuno che li possa vendicare e innalzare di nuovo su un drappo, senza scadere nel nostalgismo, ma senza rinnegare quello che è stato buttando il bambino con tutta l’acqua sporca, bensì tenendolo sempre bene a mente, per poter imparare dai propri errori…

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