“Ci penserà Scaramouche!”

scaramouche Quasi 800 pagine da leggere tutte di un fiato, per quella che si può già definire una pietra miliare della “New Italian Epic”; un capolavoro di Wu-Ming  che con quest’opera chiude quel cerchio iniziato 15 anni orsono con  “Q” e che meriterà un post a parte. Una recensione de “L’Armata dei sonnambuli” che prova ad attenersi alla materialità di un libro nonostante i numerosi spunti “metafisici” offerti da questa splendida opera.
 
 

 Se questo libro doveva essere l’approdo finale di un ciclo letterario, una scommessa dopo la quale l’intera produzione culturale del collettivo letterario più famoso d’Italia non sarebbe più stata la stessa, si può tranquillamente affermare, che questa scommessa sia stata stra-vinta.

“L’Armata dei sonnambuli” infatti non delude le numerose aspettative che si erano create sin da quando, già qualche anno fa, si era sparsa la voce che  Wu-Ming avrebbe realizzato un romanzo storico sulla Rivoluzione Francese.

Più precisamente, il periodo al centro dell’opera riguarda il Terrore giacobino dal suo culmine, la decapitazione di Re Luigi XVI, alla sua caduta; tuttavia sarebbe fuorviante presentare quest’opera come un semplice romanzo storico. Come in un piatto di alta cucina, infatti, a renderlo appetitoso concorrono vari ingredienti: dal tocco fantascientifico sulle orme di Mary Shelley fino a quello teatrale, sia perchè il libro è diviso in atti e scene come un vero copione, sia per i continui richiami al teatro di Goldoni, morto proprio in quegli anni dopo essere caduto in miseria in seguito alla Rivoluzione francese; senza tralasciare gli evidenti impulsi di “Novantatrè” di Victor Hugo.

Da questi presupposti, si può evincere come il romanzo sia particolarmente strutturato e si articoli su diversi piani di narrazione che consentono al lettore una panoramica a trecentosessanta gradi su tutto il periodo, mediante osservatori diversificati, tali da consentire ai molteplici personaggi di inseguire la propria personalissima rivoluzione all’interno della cornice generale.

E’ il caso, per esempio, di D’ Amblanc, un medico spedito dal Comitato di salute pubblica nella remota Alvernia per scovare attività controrivoluzionarie e risolvere alcuni casi di “possessione” apparentemente inspiegabili: in una sorta di viaggio omerico all’interno dei suoi ricordi, con ancora vivi gli echi della guerra d’indipendenza americana, (in cui venne catturato e torturato dagli Indiani), scoprirà l’altro volto del mesmerismo, quel magnetismo animale da lui utilizzato a fin di bene, per alleviare i dolori della gente, ma in grado di avere conseguenze nefaste se praticato dalle mani sbagliate. Mani come quelle del “cittadino Laplace”, più realista del re in persona che, sfuggito alla foga dei rivoluzionari, riesce a tenere nascosta la sua vera identità rifugiandosi in una struttura psichiatrica, all’interno della quale, come un ragno, tesse la tela del suo ritorno in scena, aspettando il momento giusto per uscire allo scoperto e combattere il suo vero nemico: non tanto la Rivoluzione francese in sé (bollata come “Grande Parodia”), ma l’idea, aberrante per lui, di uguaglianza tra tutti gli uomini; sulla sua strada troverà dapprima Pussin, un medico convinto assertore della necessità di riservare un trattamento etico e dignitoso ai malati psichiatrici. Ma più del medico, il reazionario incrocerà altre figure ad intralciargli i piani: in primis Leonida Modonesi, un attore di teatro caduto in rovina, attaccabrighe, ma dal cuore grande, convinto che la vita sia il suo enorme palcoscenico, e di dovere adempiere ad una missione che scoprirà progressivamente, quando un po’ per necessità e un po’ per caso si ritroverà catapultato a recitare per le strade parigine, nelle vesti di una maschera teatrale, “Scaramouche”, la parte di difensore di un popolo che ormai si ritrova a subire la reazione di quelli “controrivoluzionari in potenza, ma che si nascondevano dietro il velo della moderazione”,  vale a dire tutta quella zona grigia che non voleva cambiare troppo le cose, i realisti infiltrati all’interno della Convenzione ed i nostalgici del vecchio regime tornati allo scoperto e pronti ad un colpo di mano da un momento all’altro. Ma oltre allo scapestrato e vanaglorioso attore, l’altra figura di spessore con cui dovrà fare i conti il malvagio Laplace, è Marie Noizère, sarta del “foborgo” di Sant’Antonio, una delle roccheforti sanculotte, rivoluzionaria della prima ora, dai tempi della “Marcia delle donne su Versailles”;  che dopo una vita passata subendo sopraffazioni, (che le hanno comportato, tra l’altro, una gravidanza ed un figlio mai totalmente accettato), appare intenzionata a difendere la rivoluzione con tutte le sue forze e che affiancherà ai suoi ideali di emancipazione sociale quelli dell’emancipazione del genere femminile, essenziali affinchè una rivoluzione possa definirsi completata.

Probabilmente, proprio la figura di Marie è il più grande apporto di quest’opera al percorso letterario di Wu-Ming, poiché nessun’altro personaggio femminile nei precedenti romanzi appare compiuto e sviscerato come la sarta francese. Invece, nel corso della narrazione si possono facilmente individuare i marchi di  fabbrica del collettivo bolognese: una fluida alternanza tra un registro di scrittura alto nelle parti descrittive e un linguaggio prettamente popolare, con i modi di dire e le  imprecazioni appropriate,  utilizzato durante i dialoghi tra i vari personaggi, in cui gli scrittori dimostrano di non aver lasciato nulla al caso e di aver studiato impeccabilmente ogni singolo aspetto. A dimostrazione di ciò, nonostante la vastità di personaggi, è il popolo ad essere al centro dei riflettori in tutte le sue espressioni: dai deputati ai  loro sostenitori, dai montagnardi ai girondini, fino a quei “muscatini”, nostalgici rampolli di una borghesia più piccola di quanto essa stessa si consideri e che, come fa notare Fabio Cuzzola (a.k.a Lou Palanca 2) nella sua recensione ricordano troppo quei giovani che nella nostra storia recente si sono fatti portatori di odio, violenza e sopraffazione; dagli abitanti dell’Alvernia con la loro semplicità così distanti dal turbine di lucida follia che attanaglia Parigi, ai sanculotti, orfani degli “incorruttibili” Roberspierre e Danton, (costantemente rievocati e idealizzati nei loro racconti), che cominciano ad avvertire il sapore della sconfitta; fino alle amazzoni che volevano essere parte in causa della Rivoluzione, precorritrici di quel percorso di liberazione femminile che troverà fortuna nei secoli successivi e non spettatrici imbelle.

Un romanzo superlativo che ha il merito di trattare uno dei momenti cruciali della storia moderna, la madre di tutte le rivoluzioni,  e nello specifico quel particolare momento che ha segnato le sorti dell’umanità, tra ciò che poteva essere e ciò che realmente è stato, in cui gli sfruttati sembravano davvero vicini a ribaltare i rapporti di classe: “Sarà stato anche per poco, ma durante quel poco, li abbiamo fatti tremare!”.

Non sorprende che, proprio per queste particolarità, il Terrore sia uno dei principali oggetti di disputa storiografica, che ha visto negli ultimi tempi una nuova stagione di studi tesa a rivalutare positivamente il ruolo dei giacobini, dopo che il precedente straripamento del canone revisionista, se da un lato aveva messo all’indice il giacobinismo, accusato di essere il diretto ispiratore di tutti quei movimenti che hanno rivendicato il protagonismo popolare anche mediante la violenza, dall’altro mirava a criticare e destrutturare l’idea di rivoluzione in sé, espellendola gradualmente dalla storia della cultura dell’Occidente, un po’ come anelava l’antieroe del romanzo.

Ma per ogni Laplace, ci sarà sempre un D’Amblanc e una Dozière e qualora le cose dovessero sembrare compromesse… Ci penserà Scaramouche!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...