Un uomo di traverso sul percorso della storia: Gavrilo Princip

29905184_100-anni-fa-la-prima-guerra-mondiale-0 Nei giorni scorsi è ricorso il centenario dell’attentato di Sarajevo, in cui perse la vita l’erede al trono asburgico Francesco Ferdinando, ad opera di Gavrilo Princip che diede il via ai preparativi in vista della Prima Guerra Mondiale. Aldilà della ricostruzione storica, il personaggio del giovane attentatore  nasconde molti stimolanti spunti di riflessione.

Presumibilmente la Grande Guerra sarebbe scoppiata ugualmente, magari un po’ più in là, anche senza quel gesto eclatante che gli ha donato l’immortalità; non ci è dato sapere, invece, se lo stesso sarebbe stato compiuto anche senza quella malattia, la tubercolosi, che aveva già segnato la sua sorte.

Tuttavia, nonostante le molteplici disquisizioni, la figura di Gavrilo Princip è innegabilmente consegnata alla storia, non soltanto quella nazionale, serba o bosniaca, o di quella balcanica in generale, ma bensì il giovane patriota è entrato a pieno diritto in una cornice universale degli eventi del ventesimo secolo ed il dibattito che proprio in questi ultimi tempi infuria ( soprattutto in quegli stati che una volta componevano la Jugoslavia) è la più lampante delle dimostrazioni.

Non ci interessa in questo post sposare la posizione di una qualsiasi fazione storiografica, tutte intente ad inseguire lo scopo, neanche tanto occulto, di legittimare o contrastare, a seconda dei propri interessi, gli assetti politico-istituzionali vigenti attraverso la strumentalizzazione della sua figura. Quello che ci importa è contestualizzare quello che è stato l’ultimo regicidio in Europa e soprattutto interpretare quella che fino ad un secolo fa era una pratica non certo inusuale, ma anzi non fu mai tanto diffusa come quel periodo.

L’era a cui l’attentato a Francesco Ferdinando, erede al trono d’Asburgo, ed alla sua consorte Sofia, pose simbolicamente fine, la così detta “Belle epoque”, aveva segnato la poderosa ascesa delle varie borghesie europee ed un netto miglioramento del loro tenore di vita, grazie alle numerose conquiste tecnologiche, ed allo stesso tempo anche l’allontanamento dei conflitti bellici dal Vecchio Continente. Tutt’al più le guerre si svolgevano nei territori coloniali, occultandone così gli orrori agli occhi della nascente opinione pubblica. Parallelamente, la brutale e sanguinosa stroncatura della Comune di Parigi  del 1871  aveva segnato una pesante battuta d’arresto per i ceti popolari, ancora sotto-rappresentati dal punto di vista politico praticamente in ogni paese e vessati da tutti i governanti europei minacciati allo stesso tempo anche dalla temperie romantica che portò le nazionalità oppresse ad una forte presa di coscienza, contro gli imperi plurinazionali.

L’unico fenomeno che fu in grado di insidiare questo periodo a tratti leibniziano, da migliore dei mondi possibili, fu il regicidio: nella seconda metà dell’800 infatti non si contano gli attentati, riusciti o meno, a sovrani, eredi al trono o primi ministri e da pratica prettamente anarchica, ben presto fu sdoganata anche da diversi soggetti politici, con le motivazioni più disparate.

Sebbene si fosse diffuso a macchia d’olio in tutta Europa, il regicidio rappresentava pur sempre un‘ extrema ratio, l’ultima disperata azione  di un popolo ferito dalla fame e dalle palle di cannone,  il gesto eclatante di avanguardie politiche che confidavano nella scintilla che innescasse delle sommosse popolari (cosa avvenuta non troppo spesso a dir la verità) o la vendetta nei confronti di qualche provvedimento draconiano. Era quell’azione diretta, ossia quella miscela di romanticismo e lucida follia, principio fondante, nonchè biglietto da visita degli anarchici dell’epoca, vero e proprio spauracchio delle classi dirigenti, interpretata come strumento per restituire la dignità al popolo ed i torti ai sovrani.

In ogni caso, pur in contiguità con ambienti anarchici e socialisti rivoluzionari, Gavrilo Princip era una sorta di jugoslavo ante litteram, infatuato dalle idee mazziniane di risorgimento dei popoli (non a caso l’organizzazione in cui militava si chiamava “Mlada Bosnia”, ossia Giovane Bosnia), propugnava tesi di unità tra tutti gli slavi del sud ed era deciso a vendicare l’occupazione della sua terra, la Bosnia, da parte dell’Impero asburgico avvenuta pochi anni addietro e percepita come illegittima, nonchè principale ostacolo all’unità politica sotto la guida di Belgrado e della Serbia, che avrebbe liberato così i suoi connazionali dal giogo degli imperi (tanto quello asburgico, quanto quello ottomano). Effettivamente, al termine del conflitto, questo progetto si realizzò per una serie di circostanze che probabilmente non erano state previste neanche dai fautori originari del progetto jugoslavista, quali, ad esempio la dissoluzione dei due imperi in questione e tutte gli altri avvenimenti che ci hanno proiettato nella storia contemporanea comunemente intesa.

Quindi non è nostro interesse discernere se Gavrilo Princip sia  un eroe nazionale, come affermano i serbi ed i sempre più numerosi nostalgici della Jugoslavia di Tito, oppure un terrorista al soldo di una potenza straniera (la Serbia), uccisore del legittimo erede al trono di uno stato multinazionale, come affermano correnti sempre più influenti all’interno delle altre nazionalità ex-jugoslave. In fin dai conti, l’errore più marchiano è proprio voler affibbiare etichette odierne come “terrorista” a fatti avvenuti esattamente un secolo fa.  D’altro canto non sarebbe nemmeno la prima volta che il rovesciamento politico implica un ripensamento storico in cui gli eroi diventano criminali o terroristi, è la prerogativa del revisionismo ed in Italia ne sappiamo qualcosa della sua pericolosità ed invasività, figurarsi in un contesto, come quello balcanico che, ironia della  sorte, vede in Sarajevo l’inizio e la fine  di un ciclo nazionale forse irripetibile come fu quello jugoslavo, soprattutto nel secondo dopoguerra.

Quello che ci importa rimarcare in questa sede è come la storia non sia un prodotto incontrovertibile, governato da forze immanenti, fatto e preconfezionato per degli spettatori imbelli. Tutt’altro! La storia è opera di uomini in carne e ossa spinti da bisogni materiali, ed anche quando il corso degli eventi sembra segnato e si sente parlare, a sproposito, di fine della storia, non bisogna mai credere a forze invisibili che regolano tutti gli eventi da dietro le quinte. E’ proprio questo il più grande merito ed insegnamento di Gavrilo Princip: aver squarciato l’ineluttabilità della storia, innescando una serie di reazioni a catena che hanno avuto effetti ancora oggi effetti ben tangibili in molteplici ambiti: politico, militare, tecnologico, filosofico e non solo, non rassegnandosi di fronte a ciò che sembrava immutabile e cristallizzato ha mostrato come l’azione di pochi ribelli possa sbaragliare le costruzioni dei potenti, proprio quello che manca ora…

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