Dalla strada per la strada: intervista ai Partizan

A meno di una settimana da “Dans La Rue 2014” riproponiamo un’intervista alla crew Partizan pubblicata ad aprile su FirstLine Press Magazine #2   in cui sono state affrontate varie tematiche che hanno riguardato sia il lato più prettamente artistico, che quello più militante ed impegnato, focalizzando l’attenzione sulle connessioni che vi sono.

 Come e quando nasce la vostra crew?

“Partizan nasce a Berlino nel 2010 da un gruppo di amici, tutti o quasi con un passato nei graffiti.. Abbiamo subito il fascino di quella città, dei suoi colori e dei suoi messaggi scritti sui muri, stampati sui manifesti e sugli adesivi. La propaganda genuina di movimento sopratutto nei quartieri di Kreuzberg è percepibile in maniera molto forte; Messaggi contro la gentrificazione e la speculazione sugli affitti, contro i neofascismi, il potere in generale. Tornati a Roma abbiamo voluto riportare queste suggestioni per colmare quella che reputavamo una mancanza nella nostra città. A Roma potevi vedere o una scritta politica one-line tirata via o un bel graffito però solo con il nome personale del writer di turno. Noi volevamo invece realizzare dei bei graffiti politici curando al tempo stesso la tecnica e il contenuto, sdoganando una pratica riproducibile. In effetti abbiamo notato che negli ultimi anni tutto ciò ha un pò funzionato in questo senso.”

Quali sono gli stili che preferite adottare sui muri?

“Inizialmente ci siamo divertiti a riprendere un vecchio modo di fare scritte politiche, le rullate a vernice con il contorno a spray… una citazione delle vecchie scritte politiche, con un tocco di cura in più per la veste grafica, ma l’ effetto rimaneva comunque rudimentale e d’ impatto. Così, in pochi minuti, possono comparire scritte di decine di metri anche sulle arterie stradali principali più trafficate.. Ad esempio, possiamo ricordare come guardavamo alle scritte di Militant, un collettivo romano che ha sempre usato la tecnica delle rullate bianche, in una sorta di rivalità… Dipingiamo treni, muri della città e degli edifici occupati, soprattutto durante eventi ed iniziative a cui ci invitano e che volentieri attraversiamo per dare un contributo solidale.
Generalmente continuiamo a fare un pò di bombing per le strade e vicino ai posti che frequentiamo. Molti di noi nel loro passato di graffitari facevano solo questo, spingere il nome: ovunque. Poi, qualcuno di noi ha scelto di sciogliere la propria identità personale in questo progetto collettivo, altri invece continuano a fare graffiti anche con altre crew e a spingere comunque il proprio nome, insomma, libertà totale!”

 Parlateci di Dans la Rue

“Dans la rue è per la strada, nella strada… è un modo per stare nel mondo hiphop senza essere schiacciati dalla retorica mainstream del fare soldi e business. Per noi, i graffiti sono sinonimo di comunicazione, lotta e rivolta. Le canzoni rap che ci piacciono sono quelle che hanno accompagnato le rivolte in magreb. Fin qui tutto bene, diciamo.. ma DLR è anche un evento che ogni anno da 3 anni proponiamo nella città di Roma e che viene accolto sempre con entusiasmo.
Per fare un breve riepilogo, ti possiamo dire che il primo dans la rue nasce quando casapound provò a fare un contest di graffiti definito “internazionale” (forse perché venivano i white boys da madrid? Un gruppo neonazista spagnolo che si diletta nel fare delle scritte orribili). Tutti fummo colpiti da questa iniziativa, ne cominciammo a parlare con i nostri amici nella scena, tanti si misero in gioco, molte persone presero posizione e si esposero personalmente.. le ragioni della contro-jam si ascoltavano su radio onda rossa, radio popolare, radio città futura.. Così nacque dans la rue.. lo stesso giorno del fantomatico evento di casapound nasceva un block party (festa di quartiere hiphop) selvaggio nella periferia est di roma, geograficamente opposto alla caverna dove si erano rintanati i fascisti (Area19).”

Avete qualche fonte d’ispirazione?

“La nostra fonte di ispirazione iniziale furono i muri berlinesi con le scritte politiche tecnicamente perfette… può sembrare banale, ma invece dietro tutto questo c’è un discorso molto fine. Così, la scena dei graffiti e il movimento si contaminano, non si riconoscono come diversi ed estranei. Ad intere crew di graffiti capita di fare un wholecar contro il prossimo g8 e diventare esse stesse movimento agitando slogan sui vagoni della metropoli. Allo stesso modo il movimento impara dai writers a fare scritte sulle facciate cieche dei palazzi calandosi con le corde da arrampicata… Questi sono piccoli esempi che però comunicano bene questo concetto di stare dentro il movimento e imparare reciprocamente dei saperi utili. Del resto, ciò che accomuna writers e compagni è la sperimentazione di pratiche che tentano di evadere da meccanismi di controllo sociale.”

prtz colosseum

Ci sono altre crew simili alla vostra per impegno sociale?

“Ci sono tanti piccoli gruppi sparsi in giro per l’Italia, dei nostri cari amici sono i Volk Writers di Milano, che sono scesi anche per il dans la rue. Ci sono anche i RAW ( red antifascists writers) di Napoli che fecero uno splendido graffito nella seconda edizione dell’ evento. Diciamo che di crew così, non ce ne sono mai abbastanza… ma è pieno di singoli che si attestano su sensibilità affini e scrivono messaggi condivisibili anche al di fuori di crew come le nostre. Più interessante invece è il fenomeno, che al di fuori dell’ italia è molto più diffuso, di organizzazioni di gruppi misti composti da ultras, writers, comitive di quartiere e gruppi politici… le cosiddette FIRMS. Questi gruppi attraversano il terreno metropolitano partecipando insieme ai cortei, uscendo la notte a dipingere, andando insieme allo stadio.”

Come declinate il vostro impegno politico sui muri?

“Per noi il messaggio che comunichiamo è fondamentale, prioritario rispetto alla nostra stessa firma collettiva. Non è un caso che ci sforziamo di trovare sempre dei posti visibili: sul lungolinea del treno, sui vagoni, sui muri della tangenziale est, sulle autostrade etc. etc. Ci capita nella maggior parte dei casi di scrivere delle frasi o degli slogan antifascisti che possano regalare un un sorriso ai compagni nel traffico mattutino in macchina, ma accogliere anche chi viene in città con il treno e si trova a guardare fuori dal finestrino… Purtroppo ci capita spesso di doverci organizzare anche per andare in quartieri dove sono state fatte aggressioni a studenti nelle scuole o ai compagni, per far sentire la nostra vicinanza, una presenza, o riempirle di scritte contro casapound, forza nuova, altre organizzazioni e in generale contro ogni forma di fascismo.”

 Quale pensate che debba essere il rapporto che intercorre tra il writing ed i posti sociali?

“I centri sociali hanno aiutato e cullato il movimento hip hop fin dalle sue origini. Il nostro legame con gli spazi occupati è fortissimo, tutti noi li frequentiamo in maniera assidua. Sono dei posti nei quali ci sentiamo al sicuro, dove possiamo divertirci, incontrarci e sviluppare dei progetti. Ci capita spesso di dipingere negli spazi occupati, ma crediamo che il writing sia fatto per essere diffuso per le strade…”

Come giudicate il livello di consapevolezza della scena del writing romano? E di quella nazionale?

“Abbiamo notato che i messaggi come Acab, notav o semplicemente antifa iniziano a comparire sempre più spesso accanto ai graffiti “personali” di molti writers, anche dentro le flop di graffitari alle prime armi. Questo è un segnale positivo che cogliamo con entusiasmo. Noi da parte nostra, come altre crew, diamo un contributo a tutto questo facendo da ponte tra i graffiti e il movimento. In generale diciamo che in tutta Italia c’è di nuovo voglia di scrivere i propri pensieri sui muri e non lasciarli più puliti, vuoti.”

Nella vostra doppia veste di “graffitari” e militanti, siete doppiamente nel mirino della repressione. Avete avuto esperienze dirette o indirette in merito?

“Repressione… di questi tempi se ne parla molto. Sì è forte , sui writers, ma come rispetto ai cortei e negli stadi. Diciamo che su di noi si sperimentano tecniche di controllo molto elevate, come la diffusione capillare della videosorveglianza in città o nei depositi delle metro, dove i vigilantes non è raro che ci sparino addosso, o che ci sguinzaglino contro i cani sotto i tunnel dove si dipinge, poi sensori di movimento, etc etc. Ci ha colpito molto leggere del possibile uso, in chiave antiterroristica, dei droni per il controllo delle stazioni in Germania, con la scusa della politica anti-graffiti. Inoltre, i casi noti di pestaggio da parte delle guardie a danno dei writers colti sul fatto si moltiplicano… Ma diciamo che la voglia di continuare a comunicare dei messaggi non ce la leva nessuno, e un modo per dipingere ovunque si trova sempre. Alcuni di noi hanno precedenti per graffiti in Italia o in Europa, altri per manifestazioni, scontri con i fascisti, occupazioni etc… una bella collezione! ma siamo noi, siamo così.”

 Una delle vostre peculiarità è quella di avere una critica sociale molto elaborata. Come giudicate l’attuale momento del Movimento?

“Crediamo che in questo momento si stiano elaborando molte cose interessanti, un rinnovato senso di riconoscimento reciproco interno al movimento e un superamento delle diversità specifiche per andare invece verso un orizzonte ampio e inclusivo. Le date autonome che hanno scandito quest’ anno ci hanno visto coinvolti e partecipi. In Italia abbiamo la lotta NO-TAV, ma in tutto il mondo si respira aria di gas cs: Il Brasile con le sue autoriduzioni e le sue proteste contro gli sprechi e le morti sul lavoro per i mondiali di calcio 2014, la Turchia con Piazza Taksim, le manifestazioni contro l’aeroporto di Notre Dame des Landes in Francia, la Spagna con gli scontri e le acampadas, la Grecia con le azioni antifasciste contro alba dorata e rivolta anti-austerity. Diciamo che per i prossimi anni è il caso di mettere da parte qualche spiccio per comprare una maschera antigas.”

Quale pensate siano gli apporodi futuri?

“Il movimento sicuramente continuerà con una sua agenda autonoma, poi ci sono la lotta per la casa, il movimento NO-TAV. Saranno processi di liberazione lunghi e complessi di cui è difficile prefigurare un futuro…”

Secondo voi, al suo interno ci sarà un ruolo più definito ed “organico” per progetti come il vostro, o resterete una “piacevole eccezione”?

“Come ci insegna la nostra esperienza, crediamo che l’ organizzazione di gruppi di writers all’interno di strutture antifa come accade in Germania semplifichi molti aspetti: dall’ autofinanziamento alla diffusione di materiale, fino alla capacità di incidere sul territorio pubblicamente. In Italia, ci sono molte differenze che non permettono questo tipo di relazione e organizzazione, ad esempio a Roma ci sono dei limiti evidenti nella carenza di strutture Antifa cittadine con cui confrontarsi e immaginare percorsi condivisi. Forse le cose stanno cambiando, vedremo…”

Avete dei progetti futuri?

“Il Dans la rue è ormai un appuntamento irrinunciabile che stiamo pensando di accompagnare quest’ anno con un’ autoproduzione che racconti la nostra esperienza e dia spunti per riprodurre e moltiplicare le nostre pratiche nelle altre città e in forma autonoma. Per ora, diciamo che la maggior parte di noi fa graffiti e djing, ci sono tatuatori, teppisti, fumatori d’erba e ci piacerebbe conoscere altri che con il nostro stesso spirito fanno del buon rap.
Per quello che riguarda partizan, continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto da quando siamo nati, dipingere e diffondere messaggi di rivolta.. aiutando ogni anno a far crescere l’ evento ‘ Dans la Rue’.”

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