Shahd Abusalama: la Palestina dai suoi occhi ai nostri sogni

frommyeyes Aspettando l’imminente intervista con la blogger, ecco un “resoconto emotivo” di una delle tappe italiane della presentazione del suo libro (tradotto in Italia dalla Lorusso ed.)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Da ormai qualche giorno si è concluso il tour della blogger palestinese Shahd Abusalama che, accompagnata dall’editore Luigi Lorusso nelle vesti di traduttore, ha presentato il  suo libro “Palestina from my eyes” che l’ha portata a Roma, Napoli, Parma, Torino e Milano.

Avendo visto il calendario delle presentazioni, decido di anticipare la mia  partenza per Roma in modo da assistere al suo primo incontro in una libreria del Pigneto, la “Tuba Bazar”, un ambiente piccolo, ma molto accogliente.

A giocare un ruolo preponderante nella scelta di quale conferenza seguire, è stato il fatto che questa si sarebbe tenuta il 15 maggio, in quello che universalmente è riconosciuto come il giorno della “Nakba”, ossia la catastrofe, intesa come l’appropriazione di Israele dei territori palestinesi ed il culmine dell’esodo della popolazione locale dalle loro terre natie. Una giornata che in Cisgiordania, proprio contemporaneamente al nostro incontro, vedeva diverse decine di migliaia di palestinesi marciare fuori dal famigerato carcere di Ofer per chiedere una vita dignitosa, il ritorno di tutti i palestinesi cacciati dalle proprie terre a partire dal 1948 e per manifestare la loro vicinanza ai circa 200 prigionieri in sciopero della fame in protesta contro il fermo amministrativo che, di fatto rappresenta una vera e propria sospensione delle garanzie democratiche, non prevedendo nè la comunicazione del motivo della detenzione, nè le prove a carico degli accusati.

Una condizione subita più volte anche dal padre di Shahd, (compreso tutto il corollario di abusi fisici e psicologici documentati dal suo legale), condannato precedentemente a 7 ergastoli e rilasciato in seguito ad uno scambio di prigionieri con lo stato d’Israele nel 1985. Una storia comune a quella di altre migliaia di palestinesi che combattono per la propria liberazione e che, come se non bastasse, hanno di fatto dovuto subire l’onta di essere definiti, a lungo, terroristi dall’opinione pubblica internazionale senza alcuna distinzione. Queste vicende hanno avvicinato la blogger sin dall’infanzia alle tematiche ed alle rivendicazioni presenti nel suo libro, nonchè alle famiglie degli altri detenuti.

Il fatto poi, che durante questa manifestazione, ritenuta pacifica, i soldati israeliani abbiano aperto il fuoco uccidendo due ragazzini palestinesi di 15 e 17 anni, oltre a dimostrare che di fatto la “Nakba” non è mai finita, sorprende solo chi, tra cui molteplici personalità pubbliche ed “eminenze” culturali anche del nostro paese, si ostina a voler definire Israele l’unico barlume di democrazia nella regione mediorientale. Poco importa se per sostenere ciò  venga omesso il trattamento e le condizioni disumane in quelle stesse carceri (definite appunto delle tombe per vivi), le vessazioni subite anche e specialmente dai bambini palestinesi, i quali vengono visti come dei potenziali terroristi, delle vere e proprie “minacce demografiche”; e anche le molteplici risoluzioni dell’ONU volutmente ignorate, a tal punto da far dichiarare all’Arcivescovo sudafricanoDesmond Tutu che quanto accade quotidianamente in Palestina, sia più odioso dell’apartheid subita dal suo popolo. Verrebbe da chiedere cosa intendono costoro col termine democrazia…

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Tutto ciò, naturalmente ha contribuito ad alimentare l’emotività, non solo nella blogger, ma anche nella platea presente per ascoltarla, (tra cui molti palestinesi che hanno contribuito a ravvivare la discussione) creando un’atmosfera veramente piacevole e partecipata, che ha esaltato ancora di più l’emozione di Shahd, alla sua prima visita in Italia che si è potuta realizzare grazie alla sua determinazione, nonostante  svariati impedimenti ed ostacoli. Proprio quella determinazione, insieme all’orgoglio nel dichiarare che la causa palestinese non ha bisogno di autoreferenzialità o di “elemosina”, traspariva durante i suoi racconti che mischiavano allo stesso tempo, tratti del libro a riflessioni più generali sull’attuale situazione israelo-palestinese e sui vari equivoci che tuttora vi sono.

Lo specchio di tutta questa emotività erano appunto quei suoi occhi intensi e sognanti che interagivano direttamente con la fantasia e coi pensieri del pubblico, per quanto erano comunicativi e che, proprio come recita il titolo del suo  libro, fungevano da specchio in cui scorgere la Palestina, innescando un dibattito molto partecipato, da cui sono emersi molti spunti di riflessione e che si è significamente concluso con la lettura della poesia “Pensa agli altri”  del poeta palestinese Mahmoud Darwish

In primis, un punto a mio avviso essenziale, è stato l’esortare a diffondere le cronache dei soprusi quotidiani che si registrano nello stato isrealiano: dalle “attenzioni” all’aeroporto di Tel Aviv nei confronti di chi, anche solo sui social network, ha amicizie con personaggi o associazioni palestinesi; a quello che succede quotidianamente in quella prigione a cielo aperto che risponde al nome di Gaza, comprese l’impossibilità di muoversi alla volta di Gerusalemme dalla Cis-Giordania. Proprio la narrazione di quanto viene costantemente silenziato, è uno dei principali timori dello stato sionista, oltre che uno dei principali apporti che si può dare, a livello individuale, da ogni parte del mondo: spezzare la “damnatio memoriae” in cui si vorrebbero rinchiusi i palestinesi, rilanciare i conflitti attraverso il nostro immaginario creando un circolo virtuoso che si autoalimenti, proprio perchè come ha ribadito Shahd: “Chiunque lotta contro i soprusi, in qualunque parte del mondo, in cuor suo è un palestinese!” E che piuttosto che soffermarsi sulle pur evidenti differenze tra le varie componenti della lotta palestinese, bisogna ripartire dai punti in comune, perchè, e questo dovrebbe essere interiorizzato da tutti coloro decidono di porsi in conflitto contro l’arroganza elevata a forma di sistema, solo uniti si può vincere!!

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