I veri eroi non muoiono mai: buon viaggio Subcomandante!

MARCOS Aspettando di saperne di più, grazie all’ausilio di qualche esperto addentrato nell’universo chapateco, sebbene i primi contributi illuminanti comincino a venire a galla, non potevamo esimerci dal ricordare e salutare uno dei miti di un’intera generazione di insorgenti, una dimostrazione vivente di come la lotta e l’autorganizzazione  paghino. .                                                                                                                                              

Il Subcomandante Marcos cessa di esistere, non per colpa di una malattia o di un qualsivoglia nemico, ma per una scelta deliberata, in cui l’EZLN decide di porre fine all’epopea della sua figura più rappresentativa, andando per l’ennesima volta controcorrente: in un mondo in cui  sempre più si sente il bisogno, indotto, di raccogliersi intorno alla figura di un leader, loro lo fanno uscire dalla scena pubblica e politica, per agevolare l’ascesa della nuova generazione, quella nata durante questo ventennale percorso di lotta e che non ha bisogno di capi, ma solo di sperimentare e diffondere l’autonomia. Nulla possono rendere l’idea del personaggio più di quelle, ormai celeberrime, parole pronunciate vent’anni fa, che lo fecero entrare a pieno diritto nel nostro personalissimo pantheon dei ribelli senza età  e che sono diventate una sorta di manifesto per chiunque sia intenzionato a schierarsi dalla parte dei più deboli e non tema la sconfitta, perchè sa che il proprio cuore e i propri sogni possono tutto:

“Marcos è gay a San Francisco, nero in Sudafrica, asiatico in Europa, chicano a San Isidro, anarchico in Spagna, palestinese in Israele, indigeno nelle strade di San Cristóbal, ragazzino di una gang a Neza, rocker a Cu, ebreo nella Germania nazista, ombudsman nella Sedena, femminista nei partiti politici, comunista nel dopo Guerra fredda, detenuto a Cintalapa, pacifista in Bosnia, mapuche nelle Ande, maestro nella Cnte, artista senza galleria o cartelle, casalinga un sabato sera in qualsiasi quartiere di qualsiasi città di qualsiasi Messico, guerrigliero nel Messico della fine del XX secolo, scioperante nella Ctm, reporter di note di riempimento nelle pagine interne, maschilista nel movimento femminista, donna sola nella metro alle 10 di sera, pensionato annoiato nello Zócalo, contadino senza terra, editore marginale, operaio disoccupato, medico senza impiego, studente anticonformista, dissidente nel neoliberismo, scrittore senza libri né lettori e, certamente, zapatista nel sud-est messicano. Marcos è tutte le minoranze rifiutate e oppresse, resistendo, esplodendo, dicendo “¡Ya basta!” – Ora Basta! Tutte le minoranze nel momento di parlare e maggioranze nel momento di tacere e sopportare. Tutti i rifiutati cercando una parola, la loro parola, ciò che restituisca la maggioranza agli eterni frammenti, noi. Tutto ciò che dà fastidio al potere e alle buone coscienze, questo è Marcos. E, per questo, tutti noi che lottiamo per un mondo diverso, per la libertà e l’emancipazione dell’umanità, tutti noi siamo Marcos.”                                                                        

Con poche semplici parole era lo stesso Marcos ad annunciare che un ciclo di lotte era giunto al termine ed un altro è pronto a partire. Un po’ come successe nel 2003 con la nascita dei “Caracoles”, così allo stesso modo, dalla “morte” del Subcomandante Marcos, passa la rinascita di Galeano, assassinato meno lo scorso 2 maggio in circostanze  ancora  da chiarire totalmente ed altro simbolo della lotta degli indigeni e dei contadini del Chiapas.

A lui, a tutto l’EZLN, a tutti i dannati della terra, a chi cerca di autorganizzarsi quotidianamente in uno dei mille scenari infernali in cui il destino ci ha relegato che va il nostro augurio di emulare le gesta del predecessore, se non di superarle per fari giungere il popolo… Fino alla vittoria!

HASTA SIEMPRE SUBCOMANDANTE MARCOS!

BIENVENIDO SUBCOMANDANTE GALEANO

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