Chi sono i veri padroni del pallone, le “carogne” o gli sciacalli?

olimpSi sprecano le riflessioni su quella che potrebbe rappresentare una giornata cruciale per le sorti del movimento ultras e che in ogni caso ha messo a nudo tutti vizi dell’opinione pubblica italiana.

 

 

 Aspettando (e sperando) che si riesca a fare luce su una vicenda gravissima che più passa il tempo e più sembra ingarbugliarsi piuttosto che giungere a una conclusione, è giusto ribadire con ferma decisione che qualora la versione passata per ufficiale fosse vera,  ( il condizionale è d’obbligo) si tratterebbe di un fatto gravissimo, che sicuramente indurrà il  movimento ultras a riflettere sul futuro.

Tuttavia, non me ne voglia il povero ragazzo che si ritrova ancora a combattere tra la vita e la morte (ed a cui va un invito a non mollare da parte di tutta la redazione), i fatti di sabato e soprattutto le molteplici ricostruzioni postume, meritano diversi approfondimenti.

Ancora una volta, le istituzioni, spalleggiate da un’opinione pubblica sempre meno intellettualmente autonoma, si  sono cimentate in quello che riesce meglio: sbattere il mostro in prima pagina. In fin dai conti, trattandosi di un ultras, per di più un napoletano dei così detti quartieri a rischio, imparentato con esponenti di clan camorristici e chi più ne ha più ne metta, il compito era fin troppo facile. Poco importa se la questura capitolina, lo stesso Gennaro De Tommaso e la Società Sportiva Napoli abbiano ribadito che non sia avvenuta nessuna trattativa; la macelleria mediatica con tutto il suo canovaccio era partita. Inoltre, se qualcuno avesse speso qualche secondo per riflettere sulla vicenda, si sarebbe immediatamente reso conto che il ruolo dello stesso, sia stato di fondamentale importanza per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente giungendo ad un punto di non ritorno.

Tuttavia, ragionare su certe dinamiche non fa audience e non fa vendere giornali, quindi per l’ennesima volta, la  stampa è riuscita a dare il peggio di sè; dapprima avviando un cortocircuito divulgativo, proponendo in pochi istanti (vissuti da chi, come il sottoscritto, si trovava all’Olimpico in maniera a dir poco surreale con la tensione che aumentava di minuto in minuto) decine di versioni differenti da testata a testata, alcune alla luce dei fatti, di pura fantasia.  Anche nei giorni successivi, con l’ ipocrisia di sempre, gente che non ha mai messo piede in una curva si ritrova a pontificare sull’Italia in ostaggio degli ultras, invocando il tanto decantato modello inglese, come se la dinamica dei fatti (cioè ascontri tra gruppi ristretti, lontano dallo stadio), non sia tipicamente inglese, editorialisti che hanno improntato la propria carriera sul garantismo nei confronti dei vari politici di turno, esigere pene esemplari e soprattutto sproporzionate col nostro contesto nazionale in cui per i pregiudicati è normale scegliere la carriera politica, che fanno a pugni con la cultura liberal-democratica della quale asseriscono di essere impregnati. Tutto da copione insomma.

Così, come al solito, forti con i deboli e zerbini coi potenti, le massime cariche istituzionali hanno fatto a gara per chi riusciva ad apparire più risoluto, senza curarsi particolarmente di avere aderenza con la realtà o con le proprie vicende personali. Anche chi non ha molta dimestichezza col calcio sarà sobbalzato dalla sedia sentendo parlare il redivivo Napolitano, colui che ha ordinato la distruzione delle intercettazioni della trattativa  tra stato e mafia tanto per intenderci, tuonare contro chi si ritrova a trattare coi delinquenti; pareri poi ripresi dai vari Renzi ed Alfano scandalizzati per i fischi all’inno di una nazione che viene disonorata quotidianamente proprio dai suoi massimi rappresentanti su tutti i fronti, non ultima  la gestione dell’ordine pubblico di sabato che ha avuto non poche lacune. Non poteva mancare la signora Marisa Grasso, vedova di Filippo Raciti che ormai sembra affetta da una sindrome acuta di presenzialismo, ogni volta che succedono fatti di una certa gravità ricollegabili al calcio; quantomeno singolare inoltre è il fatto che mentre i parenti delle altre vittime di fatti analoghi invochino il perdono, o comunque una “redenzione”, la Grasso, col passare del tempo sembra cristalizzare le sue posizioni poco concilianti (che poi la sentenza del caso Speziale, faccia acqua da tutte le parti è un’altra storia) e poi, dulcis in fundo Gianni Tonelli, segretario di quel Sap, che al suo ultimo congresso non ha trovato niente di meglio da fare che applaudire gli assassini di Aldrovandi, proseguendo la linea “autistica” dei sindacati di polizia che pretendono di fare politica e di agire nell’impunità totale, che snon lesina commenti bassi quanto inutili  prima di stigmatizzare l’ormai “celebre” t-shirt per Speziale.

Quindi, oltre al danno la beffa, proprio la maglietta è costata al partenopeo 5 anni di diffida, come se la libertà d’opinione, per l’ennesima volta fosse ad un tratto diventata un optional, oppure, molto più probabilmente, valga solo per i difensori dei potenti e per le forze dell’ordine, una sorte certamente insolita, per chi viene additato di tenere in scacco l’intero sistema calcistico nazionale. L’accusa ufficiale, (a prescindere dalle farneticazioni del segretario del Siulp Felice Romano martedì sera a Matrix) è quella di istigazione alla violenza, nè più ne meno di quello che rappresenterebbe il dito medio del sindaco di Torino, Fassino ai tifosi granata durante la commemorazione di Superga, ma si sa che la legge è uguale per tutti… gli altri.

A questo punto delle riflessioni sono d’obbligo.

Che la colpa della “Carogna” sia semplicemente quella di legittimare il calcio come fenomeno popolare, capace, nonostante tutti i suoi limiti di creare una rete di solidarietà in grado di abbattere anche gli steccati di appartenenza campanilistica facendo annullare entrambe le coreografie e bloccare (seppure per 45 minuti e comunque ) il carrozone mediatico che ha trasfigurato questo sport e che vorrebbe come propri fruitori manichini addomesticati, proprio  come tutti quei commentatori benpensanti che affollano le trasmissioni calcistiche senza particolari meriti e trasudano viscidità da tutti i pori ?

Che i veri padroni del pallone siano quelle televisioni che non hanno nemmeno messo in dubbio lo svolgimento di una partita mentre un tifoso versava e versa ancora in condizioni disperate, le stesse televisioni che decidono in maniera oscurantista di non dare notizia della coreografia dei milanisti al derby, perchè critica nei confronti della polizia e che assegna uno scudetto alla Juventus senza che questa giochi in quel momento e che più in generale determina i calendari?

derby

Che il futuro giro di vite assicurato dal Governo Renzi, non sia nient’altro che uno specchietto per le allodole giustizialiste del nostro paese, di fronte al più totale immobilismo su temi ben più seri?

Che le paventate misure, quali ad esempio il D.A.SPO. preventivo, saranno utilizzate per rinsaldare il controllo sociale in questo momento estremamente conflittuale?

Ma soprattutto, che dietro questa vicenda non si nascondi una verità inquietante e dai fini “stabilizzanti” tipicamente italici, con molti attori oscuri sullo sfondo?…

Mentre pensiamo alle risposte, mentre la dietrologia comincia a prendere piede potendo sfruttare tutte le contraddizioni ed i lati poco chiari della vicenda, mentre gli sciacalli cominciano ad avvicinarsi alla carcassa del movimento ultras; noi concludiamo augurandoci che Ciro combatta da ultras la partita più importante…

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