Un “noir” al Pigneto: Casilina Ultima fermata

Un romanzo brillantcasilina-cop2e ambientato in uno spazio e con dei toni tipicamente romani ma i suoi ritratti antropologici potrebbero appartenere a qualsiasi periferia mondiale. Davvero un pregevole lavoro per Enrico Astolfi.
 
 
 
 

 Ci sono alcuni libri che ti rapiscono, producendo in te una vera e propria dipendenza che può essere soddisfatta solo divorandone le pagine fino alla fine. Beh, “Casilina Ultima fermata” è certamente uno di questi, un noir che entra a gamba tesa nella mente dei lettori grazie all’espediente di una duplice narrazione che, seppure mediante punti d’osservazione diversi, riproduce le sensazioni ed il vissuto di due punti di vista inevitabilmente marginali.

Il libro, infatti racconta le vicende di due personaggi agli antipodi:da un lato Roy, l’eroe positivo, un olandese fin troppo ingenuo, innamorato dell’Italia e delle sue contraddizioni, che scende per prestare servizio volontario ad un’associazione che recupera cani randagi, ma che in realtà è costretta all’immobilismo per via delle ristrettezze economiche e che proprio per questo suo amore smisurato verso gli animali si infilerà  nei guai, conoscendo il volto più oscuro e violento della capitale.

Proprio quell’oscurità che è il tratto predominante di Franco, ” il Grigio”, un delinquente di borgata, appena uscito di galera e che, nonostante tutti i buoni propositi del caso, ci mette veramente poco tempo per rimettersi nei guai, anche per via della sua psicosi al limite della dissociazione della realtà. Tuttavia la sua funzione principale da “antieroe” è quella di coscienza storica di un quartiere, il Pigneto che negli ultimi anni ha cambiato drasticamente volto, da un lato per via dei flussi migratori, ma anche per tutti quei processi che mirano ad espellere progressivamente le fasce popolari, nonchè gli abitanti storici dai quartieri più tipicamente romani.

Probabilmente, è proprio questo uno dei migliori pregi di Enrico Astolfi, (ferrarese di nascita, ma capitolino d’adozione), l’autore che è riuscito a vincere la sfida di ambientare un noir in un quartiere Romano (con la maiuscola voluta) riproducendo alla perfezione la vita quotidiana mediante i suoi odori, i suoi rumori, il fruscìo di parole e delle descrizioni tipiche di alcuni spaccati sociali tutto l’indispensabile per rapire il lettore che viene assopito dalle interruzioni traumatiche di alcuni capitoli e dai colpi di scena improvvisi; il disagio nei confronti di quella che Franco percepisce come “modernità” potrebbe essere tipico di ogni altra metropoli del mondo, anche se forse poche città potrebbero trasudare storia e storie come Roma.

Infatti la carta vincente dello scrittore è stata quella di avvalersi di persone realmente esistenti nel quartiere, leggende metropolitane consolidate, fattore che inserisce questo libro, sebbene sia un noir e non un saggio, in quel filone di opere che contribuiscono alla riscoperta delle origini delle città, dei loro aspetti più popolari e caratteristici, a volte  alieni alla narrazione “ufficiale”; perchè in fin dai conti, il vero protagonista di questo romanzo è il Pigneto, uno spazio visto e vissuto a 360 gradi, e i due protagonisti prendono forma anche per l’apporto dato da tutte le altre figure di contorno, ognuna di esse contrubisce a rendere completo il quadro: dai coatti fascistoidi di quartiere, al vecchietto che vive in un camper, dal boss di quartiere, ai giovani a ruota di rap, fino  a proporre situazioni che di primo acchito potrebbero sembrare gag umoristiche, ma a ben vedere nascondono sempre un retrogusto amarostico come ad esempio una discussione tra due donne  immigrate: ” – Tornate nel vostro paese. Negre! – La ragazza col berretto rosso si mosse sul davanzale e gesticolando rispose: – Perchè tu sei italiana? Sei sicura?      -Io sono rumena, ma pago le tasse come gli italiani.  – Anch’io pago le tasse e non dico che sono italiana! – ribattè la nera che, sporgendosi aveva messo in  bella mostra il suo seno prorompente.   -Tu non paghi niente e non hai un cazzo di niente, -urlò la rumena agitando la borsetta come fosse un’arma. – E tu che hai? Vibi dove vivo io e hai i vestiti comprati da MAS a Piazza Vittorio come me.  -E come me- Anche la donna coi capelli sciolti prese parte.  -Io non sono come voi! Io non sono come voi!- ripetè la rumena che abbassò lo sguardo e, nevrotica frugò nella borsa.”

Davvero una gran bella lettura, consigliata per chi voglia avvicinarsi a questo genere letterario, ma che allo stesso tempo non disdegni la letteratura post-realista degli anni “zero” italiani.

 

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