“Libero cittadino? No, tifoso!”

Si continua a parlare di violenza negli stadi, grazie alla disponibilità dell’Avv. Giuseppe Lavigna,  proviamo ad offrire un quadro completo di una storia tragi-comica, ma che è riuscita a creare una rete di solidarietà aldilà degli steccati campanilistici.

Una vicenda grottesca, ma che in breve tempo e’ riuscita ad assumere i contorni dell’intrigo internazionale fino a fare sfiorare uno scontro diplomatico. Mi sto riferendo all’odissea vissuta dai tifosi laziali a Varsavia. A pochi giorni dalla scarcerazione anche degli ultimi ragazzi detenuti in Polonia,  continua il dibattito  per interrogarsi sul perché  di sanzioni così dure, che hanno costretto dei giovani  a scontare oltre due mesi di galera, feste di Natale incluse, a  centinaia di chilometri  dalle proprie case.

Infatti, su quanto accaduto nelle strade della capitale polacca, sono stati versati fiumi di inchiostro; la stragrande maggioranza delle curve italiane (rivali inclusi) ha espresso solidarietà agli ultras laziali, ed anche il sottoscritto, pur essendo difficilmente tacciabile di filo-lazialità,  si è sentito subito  dalla loro parte. Avendo l’opportunità di conoscere personalmente uno degli avvocati del collegio difensivo dei ragazzi, mio concittadino, gli chiedo la disponibilità per  fare quattro chiacchiere, per togliermi dei dubbi e pubblicare un intervista che spero possa essere esaustiva anche per voi lettori.

Dopo essermi accordato con l’ avvocato Giuseppe Lavigna, cominciamo a parlare prima della vicenda del suo assistito, ( di cui, per motivi di privacy, essendo tra l’ altro un giovanissimo, scriverò solo le iniziali: G.B.), che ha avuto la fortuna di essere rilasciato dopo un paio di giorni.), ma la cui vicenda processuale purtroppo, pur non essendo stato trovato nulla a suo carico dalla visione dei numerosi filmati è ancora in corso. Tuttavia dopo poco, passiamo ad analizzare la situazione nel suo intero, confrontandoci su tematiche delicate, in cui a volte escono fuori i punti di vista, inevitabilmente, differenti, ma che proprio in virtù di ciò arricchiscono la discussione tentando di  rendere il confronto  onnicomprensivo.

Dunque avvocato, ci può spiegare il termine di retata preventiva e se essa è contemplata dall’ordine mento polacco?

“Non esiste in nessun ordinamento del mondo. Si tratta di un provvedimento illegittimo, contrario a qualsiasi convenzione e trattato internazionale stipulato.”

In quali caso si ricorre al l’arresto (o alla detenzione) preventivo?

“Partendo dal presupposto che preventivamente non si può arrestare nessuno ma che occorrono dei presupposti per fermare ed arrestare qualcuno quanto si è verificato in Polonia ovvero l’arresto contemporaneo di 150 persone è qualcosa di surreale posto che teoricamente per arrestare 150 persone sarebbe dovuto accadere che tutti e 150 avessero commesso reati e per tutte e 150 vi fosse la contemporanea sussistenza della possibilità di fuga, di inquinamento delle prove e della reiterazione del reato contestato ecc…, capisce bene dunque che è alquanto inverosimile quanto accaduto li. In Italia la custodia cautelare in carcere e’ una sorta di “extrema ratio”, cioè la si applica quando non si possono adottare altre misure cautelari personali meno aggressive.”

E’ legittimo, anche dal punto di vista procedurale, la totale assenza di interpreti che possano, in maniera inequivocabile, tradurre le dichiarazioni degli imputati?

“Qualsiasi procedura a livello internazionale e che investa uno straniero necessita della dotazione di interpreti professionisti. In questo caso, almeno inizialmente, erano stati scelti dalle autorità degli interpreti d’ufficio, che, dovendosi occupare di 150 persone hanno, inevitabilmente dovuto svolgere il loro lavoro in maniera molto superficiale. Hanno addirittura assicurato a qualcuno dagli arrestati che firmando delle dichiarazioni di autoresponsabilità, non sarebbero stati incriminati, cosa che poi non è corrisposta alla realtà.”

Vista la totale assenza di prove per molti dei fermati, potrà essere previsto un risarcimento del danno?

“Per le procedure di risarcimento, bisognerà valutare di caso in caso e quando tutto sarà concluso, tuttavia già dal momento dell’assoluzione o comunque della dimostrazione dell’estraneità ai fatti contestati, potrebbero partire le eventuali richieste per ingiusta detenzione.”

Nell’ordinamento polacco, gli schiamazzi, reato realmente contestato, prevedono la detenzione?

“A molti dei fermati, tra i quali il mio cliente, è stato contestata l’infrazione dell’art.51 KW (Kodeks Wykroczen – codice di infrazioni) PARAGRAFO 1 ovvero disturbo alla quiete pubblica ed il PARAGRAFO 2 atti di hooliganismo e/o in stato di ubriachezza. Le pene previste sono  effettivamente arresti, limitazione della libertà, pena pecuniaria ovvero multa.”

Qual è stato l’atteggiamento delle istituzioni italiani in questa faccenda, ma soprattutto sono pertinenti le accuse di assenza di interesse che da più parti vengono mosse?

“Assolutamente no, trattandosi di un fatto di politica interna di un altro paese, le autorità italiane hanno un potere di intervento piuttosto limitato. La sola cosa che poteva fare l’ambasciata italiana a Varsavia era quella di indicare degli avvocati a cui rivolgersi e questo è stato effettivamente fatto.

Le autorità italiane possono poi intervenire pubblicamente come è stato fatto (anche tramite interrogazioni parlamentari ndr) o come ha fatto lo stesso Letta che  ha sollevato la questione durante un incontro col Premier polacco Tusk, ma oltre a questo credo che si possa fare poco altro considerato che ogni stato applica  la propria legge sul proprio territorio ed ha la propria giurisdizione.

In generale il problema, forse, potrebbe essere stato scarso peso politico del nostro paese in questo determinato momento storico. Evidentemente contiamo troppo poco.”

Qual è stato invece l’atteggiamento della SS Lazio?

“Col mio cliente nessun tipo di rapporti anche perché è stato liberato dopo due giorni, prima dell’incontro invece, da quel che ho letto dai giornali sembrerebbe che avessero, proprio per prevenire problemi di ordine pubblico, coordinato un incontro in un punto specifico della città di Varsavia per consentire ai tifosi di  muoversi e raggiungere lo stadio tutti insieme. Successivamente invece agli accadimenti che conosciamo, sono venuto a conoscenza del fatto che dopo Natale, due dirigenti laziali si sono recati nel carcere di Bialoleka, dove all’epoca c’erano ancora 4 supporters bianco-celesti per supportarli e portargli la solidarietà del club.”

Le è sembrato normale tutto questo zelo da parte della polizia polacca? personalmente ho sentito più persone informate sui fatti che hanno addebitato questo eccesso di reazione,alla pioggia di critiche che ha colpito la polizia polacca per l’eccessivo lassismo durante gli scontri a margine di un match di campionato.

“Assolutamente no, ma più che zelo direi rigidità eccessiva e preventiva, comunque ho sentito più persone informate sui fatti che hanno addebitato questo eccesso di reazione alla pioggia di critiche che avrebbe colpito la polizia polacca qualche giorno prima per avere consentito un eccessivo lassismo durante gli scontri a margine di un match di campionato, ma si tratta di cose lette sui giornali o raccontate che non si sa se corrispondano al vero e comunque non possono assolutamente giustificare tale durezza preventiva.

In ogni caso, ripeto, si tratta di ipotesi per cui preferisco non avventurarmi. Dalle mie fonti (un collega polacco che vive li sembrerebbe però che la situazione negli ultimi tempi sia cambiata rispetto all’ostilità generale dei primi giorni.”

Che idea si è fatto lei, confrontandosi coi suoi colleghi, di tutta la vicenda nel suo intero?

“Si tratta di una vicenda gravissima senza precedenti, in cui sono mancate tante cose: in primis, come ho già detto il peso politico del nostro paese.”

Sa darci qualche informazione reale rispetto al trattamento riservato ai tifosi durante il periodo di detenzione?

“Guardi, io non ho assistito detenuti, ma penso sia indubbio che hanno creato, anche nei confronti di persone che sono state fermate, uno choc, poichè sono state fermate, perquisite e denudate oltre che rinchiuse in cella, e tra queste la stragrande maggioranza sicuramente non era andata per effettuare scontri. Lo dimostra il fatto che molte di queste, come ad esempio il mio cliente, aveva preso dei pacchetti-viaggio che duravano altri giorni dopo la partita.”

Mi reputo una persona maliziosa, quindi ho formulato da subito un’ipotesi, che è stata corroborata, anche da altri “osservatori del mondo delle curve”: penso che se la Lazio ( e soprattutto la Curva Nord ) non fosse così tanto invisa alla UEFA, tutto questo guaio, probabilmente, si sarebbe risolto tutto molto prima. Lei cosa ne pensa in merito?

“Non lo so, e come ti ho già detto precedentemente, preferisco non addentrarmi nel campo delle ipotesi.”

Venendo ad un discorso più generale, cosa ne pensa delle leggi speciali in Italia, contro il c.d. “tifo violento”?

“Sono dell’idea che qualsiasi tipo di intervento legislativo emergenziale costituisca di per sè una sconfitta ed è problematico, questo vale sia per il tifo organizzato, che per qualsiasi altro settore della società e della giustizia. Personalmente ritengo questi interventi emergenziali inidonei ed inadatti ma soprattutto inefficaci a risolvere veramente il problema anche perchè per risolvere un fenomeno, lo si deve studiare a fondo anche dalla parte di chi subisce un provvedimento e poi intervenire con provvedimenti rodati e finalizzati alla risoluzione.”

Quali sono le differenze tra il “modus operandi” italiano e quello polacco, da quello che ha potuto riscontrare in questo caso?

“Semplice: mentre in Italia si procede a colpi di legge speciali, in Polonia si utilizza il molto più rigido codice polacco e si garantisce la certezza della pena come deterrente alla reiterazione dei reati.”

Pur non volendo cercare in lei una legittimazione dei comportamenti violenti, non le sembrano esagerate tutte queste misure contro gli ultras (mi riferisco ad esempio alla flagranza differita, oppure al fatto che spesso chi subisce il D.A.SPO vince il processo, ma intanto  ha già scontato la diffida).

“Come ho accennato poco fa, ci troviamo di fronte ad un terreno spinosissimo e chiaramente ci sono dei profili su cui si deve necessariamente intervenire nuovamente con interventi mirati. La prima disfunzione che mi viene in mente è la non tempestività tra l’emissione e l’esecuzione del D.A.SPO rispetto al successivo processo penale che magari poi potrebbe portare ad una assoluzione con formuala piena.

Come le ho già detto, penso che qualsiasi provvedimento antecedente ad un processo rappresenta una sconfitta per lo Stato; affinchè un provvedimento si applichi è necessario innanzitutto  un processo giusto e tempestivo ma non per questo senza le dovute garanzie per chi lo subisce. Inoltre c’è un altro aspetto e riguarda tutti i settori della giustizia penale italiana ed è quello che riguarda la certezza della pena come deterrente al compimento dei reati e per prevenire la commissione di ulteriori.

E poi c’è da lavorare, e tanto per migliorare la cultura sportiva dei tifosi soprattutto dei più giovani.”

Cosa pensa lei riguardo alla campagna che chiede i numeri identificavi  sui caschi dei celerini?

“Anche questo è un argomento molto spinoso: penso che si dovrebbero considerare due aspetti: il diritto degli operanti a garantire l’ordine pubblico, e quello dei manifestanti a non subire soprusi. Io sarei favorevole ad un codice identificativo sui caschi dei celerini e fotografabile, potrebbe essere un modo per eliminare le mele marce all’interno delle istituzioni e per valorizzare i tanti che svolgono correttamente il loro lavoro. Penso che sarebbe anche il modo migliore per sgomberare ogni dubbio sulla correttezza e sul valore delle forze dell’ordine.”

Crede davvero che sia la violenza, la principale piaga del calcio nel nostro paese? Quali potrebbero essere secondo lei le soluzioni?

“Sono nel mondo del calcio da molti anni, da qualche anno ho un incarico nella FIGC, nella giustizia sportiva di primo grado essendo Giudice sportivo nazionale e conosco molto bene questo sport sotto diverse angolazioni: in primis da tifoso perchè sono stato tifoso di curva, ma ci tengo a sottolineare NON VIOLENTO, e poi da operatore del settore. Credo che la violenza sia uno, ma non l’unico, dei fattori che stanno portando alla deriva questo sport. Ritengo necessaria una riorganizzazione a tutti i livelli, per permettere che questo sport possa ritornare a disposizione delle famiglie, dei bambini e di tutti coloro che si avvicinano a questo magnifico sport per passione e con lo spirito giusto e sano. “

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