“Statevi attenti da lui!”

L’amico Giovanni Della Peruta ha scritto una bella recensione del libro “Statti attento da me”  di Amleto Da Silva, un autore dissacrante, sicuramente fuori dal coro e che a breve intervisteremo su questo blog. Un libro che offre uno spaccato della nostra società su cui ridere e allo stesso tempo riflettere.

La società in decadenza, se non già pienamente decaduta, è il tema principale intorno al quale si snodano le vite, le avventure, e più spesso le disavventure, dei protagonisti del romanzo.

Statti attento da me è tutto questo, ma è anche di più: è una riflessione sulla “società dello spettacolo”, sulle innovazioni economiche e sociali nell’epoca della globalizzazione che mettono in moto più ampie trasformazioni di tipo culturale e antropologico. Da qui l’incomunicabilità tra Giovanni, proprietario di un’importante trattoria cittadina, e il figlio Marco, il quale ha il progetto di trasformare la grezza, per certi aspetti retrograda, e tuttavia redditizia, trattoria in una «taverna del terzo millennio», con prodotti e modalità di conduzione sempre più lontani dalla tradizione, in nome di una modernizzazione in cui di notte tutte le vacche sono nere.

Da qui, ancora, l’amara riflessione sulla condizione dell’uomo moderno nell’epoca in cui «i soldi erano riusciti a bastare a se stessi, erano riusciti a essere importanti a prescindere dalla qualità di vita che ti potevano procurare»: il povero Gioggiò «aveva sempre sentito dire che era il mercato a creare dei falsi bisogni per i consumatori, e adesso gli sembrava che fossero i consumatori stessi a spingere le aziende perché lanciassero sul mercato nuovi prodotti, sempre più scemi, sempre più palesemente fessi, tipo quei frigoriferi con il televisorino al plasma incassato negli sportelli».

L’autore non smentisce mai i suoi personaggi, anche nelle sue scelte stilistiche: li fa parlare con un registro linguistico basso, con fortissime tracce di oralità e uso diffuso del dialetto, tuttavia facilmente comprensibile nei contesti argomentativi in cui è inserito. D’altronde, per descrivere le vicende del sottoproletariato urbano sarebbe stato fuori luogo l’uso di un registro diverso, che avrebbe anche compromesso il valore letterario dell’opera. Non che manchino espressioni forbite o un linguaggio più accurato, perfino colto, ma il loro uso è sempre funzionale allo svolgimento della narrazione e per tutto il romanzo non vi è traccia di quell’autoreferenzialità e autocompiacimento tipici di molta letteratura italiana da premio letterario.

In “Statti attento da me” non c’è sintesi edificante, non c’è mediazione possibile, per cui se è vero che non puoi fare a meno di ridere durante tutta la lettura del romanzo, è anche vero che è un po’ come quando guardi i film di Fantozzi: mentre ridi, ti assale quella consapevolezza, che magari avevi preferito per un po’ mettere da parte, che nella vita c’è chi è destinato, quasi calvinisticamente, al successo, e chi, i più, alla sconfitta. Infine, un consiglio: se vi piacciono le cinquine e i vincitori dei vari Premi Strega, paillettes e lustrini, lasciate perdere, forse questo libro non fa per voi. Perché se vi piace Jovanotti non vi può piacere anche Jello Biafra.

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