Solitamente, quando vino e libri coesistono all’interno di un medesimo discorso, lo fanno  in qualità di termini di paragone opposti, soprattutto se si tratta di discorsi sulla vita degli universitari, quasi come se la cultura ed il divertimento debbano per forza di cose essere in antitesi.

Fortunatamente, non tutti i luoghi comuni diventano verità incontrovertibili. Così da un’intuizione dei ragazzi dell’Atelier Esc, che hanno giocato con le parole francesi “livre” ( libro) e “ivre” ( ubriaco), é nato “L/Ivre Festival di libri e vini indipendenti”, giunto quest’anno alla seconda edizione.

Dopo essere stato paccato dal mio “gancio milanese” ed aver dovuto saltare  “Slam X” , mi consolo col fatto che avrò più tempo per poter “assaporare” i vari vini presenti in quest’appuntamento pre-natalizio. Ed effettivamente i vignaioli e produttori indipendenti di vino sono davvero parecchi (diciassette), così come le case editrici (ben trentasei) e gli ospiti che si alterneranno durante i cinque  giorni del festival; nomi di richiamo assoluto, da Valerio Mastandrea a Tano D’Amico e molti altri ancora.

Il programma non lascia nulla al caso ed anzi connota ulteriormente un’iniziativa pregevole che ha nella produzione indipendente (tanto in quella intellettuale, quanto in quella materiale)  sia un fine che un mezzo. Non è un caso che ad aprire la kermesse sia proprio un incontro con ODEI ( l’osservatorio degli editori indipendenti); da lì in poi sarà un susseguirsi di presentazioni di libri (alcuni davvero di spessore), di reading, djset e concertini, tutti combinati tra loro a dimostrazione che la produzione culturale non può restare un simulacro statico, ma ha bisogno di sperimentare novità e contaminazionivarie, rendendosi sempre più accessibile. Se poi, a ciò  aggiungete del gran buon vino e degli alimenti a chilometraggio zero ( salumi e formaggi in primis, ma anche confetture, pane, olio ecc…) a prezzi davvero competitivi, vi renderete conto di quanto sia  ambizioso questo progetto.

Dopo un primo giorno quasi da turista nel paese  dei balocchi, l’indomani ho la possibilità di fare quattro chiacchiere davanti ad un buon bicchiere di Merlot bianco (vabbè, facciamo che d’ora in poi non scriverò più quello che ho bevuto, altrimenti quest’articolo potrebbe diventare spaventosamente lungo) con uno degli organizzatori dell’evento, Paolo che con molta pazienza mi dà ulteriori delucidazioni in merito.

Nelle sue parole c’è molta soddisfazione nel constatare come i 2.500 visitatori dell’anno precedente saranno con ogni probabilità superati se non doppiati in questa edizione. Inoltre, ci tiene a sottolineare che il contatto con i vignaioli ed anche con gli editori,  siano attraverso canali diretti e di conoscenza personale e che chiunque fosse presente coi propri prodotti all’interno di “L/Ivre” lo faceva perché sposava determinati concetti etici nel proprio lavoro.                                                                                                                                                                                                                                 I vini, infatti, sono tutti “bio”, con una bassissima presenza di solfiti, o addirittura la totale assenza di questi; un aspetto questo, che se da un lato rappresenta una nota positiva in chiave di rispetto della natura, dall’altro ha inevitabilmente l’effetto collaterale di avere un mercato più limitato, soprattutto in quanto a tempistiche.                  Per quel che riguarda l’editoria, l’obiettivo è quello di opporsi, se non tentare di scardinare, i monopoli che si stanno affermando in questo campo, per produrre modelli alternativi di consumo culturale. Su quest’ultimo punto ci soffermiamo parecchio con Paolo, che mi espone la sua visione in merito, che poi sarebbe quella della sua struttura di riferimento, Esc, e non può che trovarmi d’accordo su molti aspetti: cita Woody Allen e la sua celeberrima frase “Leggo per legittima difesa”, perché a suo  avviso, giustamente, in una società come la nostra con una complessità  sempre in divenire, poter leggere e riuscire ad attualizzare la critica sociale è il messaggio fondamentale che sta alla base di un’iniziativa come “L/Ivre”, poichè di fondo c’è la convinzione che ci debba essere sempre un continuo rimando tra la lettura e la pratica per poter essere sempre presenti e puntuali nelle varie vertenze della società ed essere riconosciuti nelle lotte. Non a caso, si sofferma a parlarmi di ESC,  del suo ruolo di maggiore promulgatore di cultura all’interno della piattaforma di riferimento, principalmente perché animato da universitari. Forse proprio da ciò nasce questo rapporto particolare col libro, lui infatti afferma con orgoglio e consapevolezza che il “L/Ivre” sia il figlio di un percorso che é partito dai “Book-block” ( se non addirittura prima ) che videro il loro esordio e la loro notorietà sin dai tempi del movimento universitario dell’Onda di cinque anni fa, e che nonostante all’apparenza possano sembrare due situazioni e due momenti opposti, rientrano nello stesso universo concettuale e simbolico, ponendo al centro dell’attenzione una sviluppata sensibilità politica e metropolitana in questo momento di profonde trasformazioni che giocoforza condizioneranno il futuro di tutti noi.

Da questo punto di

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“Statevi attenti da lui!”

L’amico Giovanni Della Peruta ha scritto una bella recensione del libro “Statti attento da me”  di Amleto Da Silva, un autore dissacrante, sicuramente fuori dal coro e che a breve intervisteremo su questo blog. Un libro che offre uno spaccato della nostra società su cui ridere e allo stesso tempo riflettere.

La società in decadenza, se non già pienamente decaduta, è il tema principale intorno al quale si snodano le vite, le avventure, e più spesso le disavventure, dei protagonisti del romanzo. Continua a leggere