Show must go on…

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Appena 20 minuti di derby hanno dato il via ad una coda interminabile di polemiche: aldilà delle responsabilità degli ultras nocerini, il dibattito coinvolge inevitabilmente altri soggetti quali la tessera del tifoso ed il nuovo modello calcistico, ma piu’ ingenerale la possibilità di ribellarsi alla spettacolarizzazione delle passioni popolari
Se fosse stato un film, sarebbe potuto essere il sequel in versione sportiva di “Sbatti il mostro in prima pagina”, con gli ultras nocerini nel ruolo di protagonisti. Tale è stato il clamore dovuto al (mancato) derby Salernitana-Nocerina che, come era ampiamente preventivabile per chi conosce certi meccanismi, si è trasformato in un vero e proprio linciaggio mediatico. Che poi esso sia provenuto, in ordine sparso, da giornalisti di dubbia qualità, opinionisti con diversi scheletri nell’armadio e dirigenti federali incompetenti, importa poco. D’altronde, in Italia, è ben collaudato il meccanismo che consente, anche alle persone piu’ impresentabili, di rifarsi la verginità cavalcando l’onda del disdegno in modo da poter contagiare facilmente l’opinione pubblica senza neanche provare a soffermarsi sulle cause che hanno generato tutto questo caos.  Aldilà di una cronaca giornalistica, in cui secondo me non ha piu’ senso parlare di mala informazione, ma di disinformazione vera e propria non essendosi  presa nemmeno la briga di documentare fedelmente le immagini (confondendo il corteo degli ultras salernitani fuori dallo stadio “Arechi”, per quello dei nocerini che fuori dallo stadio non ci sono mai arrivati, o di usare immagini di repertorio per riferirle al derby di domenica); penso che ci siano due ordini di riflessioni che  i fatti di ieri impongano.

 Il primo è un punto di vista “prettamente tecnico” che riguarda  il mondo dello sport e l’universo ultras: molti hanno parlato di farsa, ma la vera farsa è un campionato senza retrocessioni col concreto rischio di una prolungata compravendita di partite alla luce del sole (fenomeno a cui, tra l’altro, la categoria non sarebbe affatto nuova). Il Presidente della Lega Pro, Macalli, ha detto che a vincere ieri sono stati in delinquenti, dimenticando forse che i veri comportamenti delinquenziali provengono da diversi tesserati iscritti alla sua Federazione e che si annidano nei consigli dirigenziali di varie società: calcio scommesse, doping amministrativo, tentativi di combine e tutto quel corollario che fa da sempre parte del calcio di terza serie e con cui i massimi organi della Lega Pro sono sempre stati abbastanza conniventi senza mai essere stata messa in discussione la loro permanenza al vertice. Di sicuro, chi ha perso ieri è stato tutto il carrozzone che si è creato intorno a questo calcio moderno: televisioni e agenzie di scommesse in primis, i nuovi padroni del giocattolo che hanno di fatto modellato il nuovo tifoso su un prototipo medio-borghese da divano, togliendo quello che da sempre è stato il tratto distintivo del nostro calcio, cioè la sua anima popolare.

Un esempio su tutti: proprio in contemporanea al derby campano c’era un’altra partita, Genoa-Verona, da una delle navette che trasportava gli ospiti cade un tifoso, che ora è in coma, ma la notizia ha un eco infinitamente mediatico perchè l’incontro si è disputato (tenendo nascosto  quello che è successo  agli ultras scaligeri) ed è potuto andare regolarmente in televisione, segno che una vita vale meno di un contratto TV.

Ma responsabilità ne hanno (e parecchie) anche il Prefetto ed il Questore di Salerno che si sono assunti la responsabilità a pochi giorni dal match di vietare la trasferta ai sostenitori ospiti. Tuttavia, piu’ in generale è stata la sconfitta della tanto vituperata tessera del tifoso, che ha spaccato insanabilmente il movimento ultras tra accondiscendenti e contrari: i primi accusati dai secondi di essersi piegati ai diktat dello Stato, non potranno piu’ rispondere che in questo modo sarà possibile seguire la loro squadra del cuore ovunque. È stata la sconfitta del famigerato modello inglese, anche se nessuno ha fatto presente a chi ha voluto introdurre questo modello, che Oltremanica non esistono partite a porte chiuse, nè tanto meno trasferte vietate. Da quest’ottica, si puo’ comprendere appieno la rabbia (e la conseguente festa dopo la sospensione della partita) di chi, oltre al danno di essere stato accusato di resa, ha dovuto subire la beffa di vedersi negare la trasferta che aspettava con ansia da ben ventisette anni.

E qui arriva la seconda riflessione: non c’è stato un solo organo di informazione nazionale che abbia dato la parola ai nocerini senza assumere quell’atteggiamento perbenista ed a tratti paternalista tipico delle presunte grandi firme del nostro giornalismo che probabilmente non hanno mai messo piede nè a Nocera Inferiore nè in un curva. Quasi nessuno ha riportato il loro comunicato in cui negano categoricamente ogni minaccia di morte ai calciatori, ed al contrario parlano di un gesto di solidarietà da parte di questi ultimi.

Non è mio interesse fare un’ apologia del movimento ultras, che ha delle sue ben precise responsabilità nel proprio declino. D’altro canto è vero che in un paese  in cui ci sono stati dei boss malavitosi scarcerati, perchè qualcuno si è dimenticato di depositare la sentenza entro i termini previsti, gli stessi ultras subiscono un accanimento legislativo decisamente sproporzionato fatto di obbrobri giuridici quali, ad esempio, la fragranza differita ed un costante aggravamento delle condizioni del D.A.SPO, usato ormai a piu’ totale discrezione da parte delle questure di tutta Italia. Viene quasi da pensare che se lo stesso zelo venisse usato in ambiti ben piu’ importanti del calcio, il nostro sarebbe un paese migliore.

Proprio mentre sto scrivendo questo pezzo, è giunta la notizia  di 22 diffide comminate ai nocerini rei di aver parlato con la propria squadra fuori dall’albergo (quindi senza aver manifestato nessun comportamento violento) a dimostrazione, l’ennesima, del carattere esclusivamente punitivo di certe misure.

Si puo’ dire tutto ed il suo contrario rispetto ai fatti dell’Arechi, ma il dato incontrovertibile è che difronte all’ennesima decisione arbitraria e senza possibilità di contraddittorio calata dall’alto in questo paese narcotizzato, una comunità ha deciso di opporsi con ogni mezzo necessario riuscendo a vincere la propria battaglia. Probabilmente è questo quello che dà maggiormente fastidio ai  padroni del vapore ed ai loro perbenisti lacchè, il fatto che non tutti accettino passivamente. È per questo che mi sento di dire senza se e senza ma che io sto con i molossi!

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2 pensieri su “Show must go on…

  1. Sarebbe meglio fare il contrario ed iniziare a boicottare tutto: stadio, tessere, paytv, scommesse ed iniziare (come qualcuno ha gia fatto) formando associazioni sportive dilettantistiche in tutto lo stivale, in tutti i quartieri, partendo dalle categorie inferiori, senza interessi economici (pochi euri) ma solo per la maglia, per aggregazione, amicizia, divertimento…

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