Achtung, “negazionisten”!!

 censorshipContinua a fare discutere il disegno di legge che mira ad istituire il reato di negazionismo. Appare chiaro che non sarà trattata solo la questione della Shoah, ma anche altri nodi irrisolti della storiografia con il rischio concreto di gettare una pesante ipoteca sulle ricerche future.

Finalmente il cerchio si è chiuso, o quasi.  Quello che non era riuscito a fare la più grande maggioranza  parlamentare eletta nella storia dell’Italia repubblicana, è riuscito  alla più grande maggioranza  parlamentare in generale, pazienza se non è stata eletta da nessuno. Era il Marzo 2010 quando il Pdl  attraverso l’asse Fini-Frassinetti cercava di risolvere delle controversie storiche mediante decreto legge, ma alla fine non ci riuscì. Invece oggi, come spesso succede nelle vicende italiote, sfruttando il gran clamore mediatico causato dai ( mancati ) funerali di Priebke,  una classe politica  che da mesi e mesi  disattende l’unico compito che gli era stato demandato, cioè un’adeguata riforma elettorale ( figurarsi se qualcuno  avesse speranze che ci  avrebbe tirato fuori dalla crisi), con la copertura mediatica di uno dei principali quotidiani ( “Il Corriere della Sera” ), è riuscita  in tale intento. È stata cioè  promulgata una normativa approvata dalla nuova Commissione Giustizia del Senato che prevede fino a sette anni di carcere per chiunque  dovesse negare “crimini di genocidio o contro l’umanità”.

Aldilà della formula neutra che ha consentito a Schifani di appellare questo  disegno di legge “di cosi’ grande civiltà”  ed a Napolitano di esultare definendolo “un’affermazione importante di attaccamento ai principi di libertà e tolleranza; prima di lasciarsi andare a facili entusiasmi, bisognerebbe analizzare adeguatamente l’intera questione.

In questi ultimi giorni, si è creato un gran polverone che ha prodotto il risultato di dare in pasto all’opinione pubblica la figura controversa del “negazionista”. Tout court, questo è diventato quasi uno spauracchio senza che nessuno si soffermasse minimamente a cercare di distinguere chi fa una bieca propaganda politica, da chi porta avanti con passione, sacrifici, professionalità e sempre meno finanziamenti pubblici, ricerche storiche metodologicamente corrette ( cioè consultando gli archivi pubblici e privati, confrontando le diverse testimonianze e rispettando tutte le altre norme per una buona storiografia ) che si pongono l’obiettivo di ricostruire un senza il sigillo di Stato per amore di verità e del proprio mestiere di storico.  Non è ancora dato sapere  quali sono gli argomenti destinati a diventare tabù per i ricercatori, nè chi sarà a decidere in merito.

Di sicuro, ci saranno le foibe menzionate a tal proposito dalla Commissione incaricata  e già da anni nel mirino della pubblica censura.  Appare alquanto bizzarro che siano stati citati in quanto “negazionisti” degli studiosi di fama internazionale che non negano, ma al limite contestualizzano tale vicenda, come il Prof. Joze Pirjevec (ma anche validi studiosi italiani come Giuseppe Aragno, Alessandra Kersevan, Sandi Volk,Claudia Cernigoi ecc. ), da un parlamento in cui la comunità accademica degli storici è a dir poco sotto rappresentata se non del tutto assente. Nè tantomeno è dato sapere se poi a qualcuno di questi onorevoli “attaccati alla libertà ed alla tolleranza” possa importare che tutt’ora il dibattito sulle foibe sia uno dei più serrati e lontani dall’aver risolto tutte le controversie e che la gestione della memoria ufficiale di quest’evento sia “appaltata” al segmento più reazionario delle parti in causa ( quali le associazioni di profughi ed esuli dalmati ed istriani molto vicini alle formazioni di estrema destra) e che ciò cammini di pari passo con la reticenza della nostra società ad accettare il carattere criminale del proprio colonialismo. Ma non finisce qui: molti storici cominciano a domandarsi se sarà ancora possibile affermare ad esempio che il comunismo non sia stato solo gulag ed epurazioni, che il fascismo non salì al potere per opera e virtù dello Spirito Santo, ma con l’appoggio effettivo ed incondizionato di molti settori della società italiana, e che a combatterlo quasi fino alla fine fu solo un’esigua quanto eroica minoranza della popolazione. E poi, questo ddl sarà valido anche per i genocidi che non riguardano da vicino il nostro paese, come ad esempio quello dei nativi d’America o quello degli armeni? per non parlare degli imbarazzi che potrebbe scaturire il parlare della  questione palestinese, e che ha già mostrato i prodromi nell’ “affaire Odifreddi”  su “Repubblica”.

La verità è che ci troviamo di fronte ad una pericolosissima operazione.  Più che ad un progresso di civiltà, di fatto assistiamo al tentativo di sdoganare il  reato d’opinione, un pericolosissimo attacco alla libertà di espressione e di pensiero che potrebbe avere delle ricadute nefaste su molteplici fronti. Innanzi tutto, sembrerebbe l’ennesima riprova dello svilimento della ricerca scientifica ed allo stesso tempo del valore dell’istruzione ( che ha già dovuto subire un altro attacco in seguito alla paventata eliminazione dello studio della storia dell’arte ), a conferma di quanto poco sia tenuta in considerazione lo studio della storia dalla classe dirigente del nostro paese. In quest’ottica infatti la storia viene interpretata non per la scienza che racconta e contestualizza il progresso dell’uomo dalla Preistoria ai giorni nostri, ma come uno strumento per la propaganda politica (del resto é questa la definizione fornita da Formigoni in un incontro pubblico del 2002). Ma ciò che è maggiormente preoccupante é che sembra davvero che stiamo imboccando la direzione del pensiero unico calato dall’alto e di fronte al quale si pretende un’accettazione acritica da parte dell’opinione pubblica che di fatto diverrebbe facilmente manovrabile, grazie ad una narrazione storica «di origine controllata» e scevra di qualsiasi riferimento che possa mettere in dubbio i dogmi ( neo) liberisti. Un fattore questo che non va sottovalutato, soprattutto quando all’orizzonte si profilano tempi durissimi e feroci attacchi alle condizioni materiali per la quasi totalità della popolazione. Una sorta di azione preventiva.

Inoltre, non va sottovalutato l’effetto collaterale che queste norme liberticide potrebbero innescare e di cui  un manifesto firmato da moltissimi storici già nel 2007 ( tra cui diversi storici di origine ebrea ) contro un’idea simile, proposta dall’allora Ministro della Giustizia Mastella per punire chiunque negasse l’esistenza della Shoah. Intorno ai «negazionisti» si creerebbe  il mito dello «storico perseguitato», perchè dotato di «idee non conformi», che saldandosi con  un complottismo sempre più dilagante e che a sua volta trova la sponda ideale nell’incontrollabilità  della rete, (in cui effettivamente gira di tutto senza che vi si possa attestare la veridicità dei contenuti e le fonti di origine), finirebbe per dare maggior risalto e pubblicità a chi nega l’Olocausto attraverso teorie a dir poco discutibili. E’ proprio questo il punto che non si vuole capire: penso che  la migliore risposta sia che solo lo studio, seguendo le norme più corrette della storiografia, tali da produrre risultati incontrovertibili dia la capacità critica di discernere i vari avvenimenti senza appiattirli l’uno sull’altro, rendendoci anche in grado di poter smascherare gli impostori che si fingono storici sia chi ha una sempre maggiore inclinazione verso teorie del controllo totale.

SITOGRAFIA:

http://www.storicamente.org/02 negazionismo.htm

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3 pensieri su “Achtung, “negazionisten”!!

  1. Come sempre si manca di equilibrio nelle scelte che si prendono. Come giovane studioso ritengo completamente fuori luogo negare per legge che qualcosa possa essere detto. Tuttavia non mi meraviglio che ci siano pressioni, dalla comunità ebraica, per mettere degli argini ad una deriva neo anti-semita che nulla ha a che fare con la storia ma solo con la politica e con i tentativi, neanche troppo velati, di riabilitare il nazismo che in fin dei conti senza lo “sterminio” programmato non sarebbe un sistema socio-economico e politico criminale sui generis. Considerando poi che la maggior parte degli scritti sull’olocausto si basa sulla raccolta delle testimonianze, dato che altre prove concrete di camere a gas o gassazioni non ci sono, la problematica di preservare la memoria storica di una tragedia come quella dei lager nazisti è giusto che ogni società civile se la ponga. A questo proposito sarebbe opportuno, a mio modesto parere, finanziare altre ricerche storiche piuttosto che vietarne altre. Ma che questa scelta non sia fatta non mi sorprende dato che l’Olocausto, come la maggior parte degli episodi della seconda guerra mondiale, è per molti aspetti diverso da come è stato e in parte viene ancora raccontato.
    Un saluto al tucano
    Andrea

    • Personalmente ritengo una buona base di discussione la proposta Sayfrzr.immagino.koa due anni faremo il salvataggio del salvataggio. sempre e rigorosamente a chiacchiere. in fondo alla base del problema, cioè all’economia greca, in fondo nessuno ha dato una soluzione. solo giri di carte

    • Dreambes, je veux pas te manquer de respect, ou te paraitre condescendant, mais franchement, pourquoi tu l’ouvre? Cette album, Wars of the roses, est plein de bonnes idées, mais c’est vrai, la piste Providence avec ses coeurs c’est mauvais et pas à sa place…et l album dans l ensemble laisse une impression de "j ai raté le c…

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